Something you do not know about Campania region, south of Italy (Quello che non sapete dell’Irpinia)

(ENG version   —   segue versione ITA)

If I mention “Campania”, people generally think of Naples, Amalfi coast and maybe the volcano Vesuvio but there is a special wine area in the inland of the region called “Irpinia”, in Avellino district, with its hilly landscape you do not expect in the south of Italy. And if I mention Irpinia, people generally think to Taurasi: important, fine and structured red wine, good for aging, along with the whites Fiano di Avellino and Greco di Tufo to be considered among the best white wines in Italy. Only a few know that in Irpinia there is a good production of wines obtained by late harvesting!tasting

This is why I appreciate meetings such as the one organized by the Sommelier Association (of Avellino area) on Sunday, December the 14th, within the event “L’altro Natale” scheduled from  December the 3rd (2014) to January the 15th (2015) in Avellino city.

The objectives is clear: to communicate wine excellences of this production area, more in general, of a territory with huge potential!

Wines obtained by late harvesting are not dessert wines, for example because of a lower residual sugar: this is one of the fundamental concepts which has been repeated for those who approach to these wines for the first time. Late harvest means postponed collection of the grapes in order to obtain a higher maturation which gives different sensations compared to a “traditional” harvest.

So, after the meeting held on Sunday morning with experts,  the association of Sommelier of Avellino has organized a guided tasting. Please find here the complete list:

vini in degu

It has been a very educational tasting especially for those unfamiliar with this area of production, and this kind of product.

We tasted wines made from 3 indigenous white grapes: Falanghina, Fiano and Greco. Each producer has been able to capture public’s attention thanks to the quality of each wine!

More specifically I loved Fiano 2012 by Fonzone winery, a company that is conquering me time by time and then Greco 2011 by Donnachiara winery: two very different products both extremely pleasant, smooth and persistent. The first one is pale yellow and it offers hints of ripe pear and a good minerality, just great; the second one has amber tonalities: a truly pleasant wine, very mineral with notes of candy and hints of dried fruit.

Last but not least I love to underline the courage of Mr. Roberto Di Meo who offered a special wine: the late harvest of Fiano 2000! It seems much younger just looking at it, the bouquet is intense and complex with hints of dried fruit, but also dried flowers, honey, citrus and candied fruits. In the mouth is still young, with a pleasant smoked flavor and hint of roasted hazelnuts.

Congratulations to all!

 

(versione ITA)

Quando si parla della Campania si pensa a Napoli, alle coste e magari al Vesuvio ma c’è una area vitivinicola straordinaria e vivace nella parte interna: l’Irpinia, in zona Avellino, con il suo paesaggio collinare, quello che non ti aspetti in questa regione. E quando si parla di Irpinia si pensa al Taurasi innanzitutto: vino rosso importante, pregiato, da invecchiamento insieme ai bianchi: il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo da considerarsi tra i migliori d’Italia. Non tutti sanno che esiste una discreta produzione di Vendemmie tardive e quando scrivo “discreta” mi riferisco esclusivamente ai numeri, non alla qualità!degu1

Allora ben vengano incontri come quello organizzato dall’AIS (Avellino), domenica 14 Dicembre nell’ambito della ricca rassegna “L’altro Natale” prevista dal 3 dicembre 2014 al 15 gennaio 2015 ad Avellino presso il Complesso Monumentale carcere borbonico. Per comunicare l’eccellenza produttiva di questa area interna e, più in generale, di un territorio dalle potenzialità immense.

Vendemmia tardiva non è vino passito già solo per il ben diverso residuo zuccherino: questo è uno dei concetti fondamentali, sottolineato soprattutto per coloro che approcciano a questo genere di produzione per la prima volta. Ciò che spesso inganna, è il colore magari evoluto e spinto su tonalità dorate o ambrate così come le note del bouquet che possono ricordare la frutta secca, il miele e così via. Ma poi è il gusto che toglie qualsiasi dubbio. La vendemmia tardiva è a metà strada tra un vino “tradizionale” e un passito e spesso si abbina bene a formaggi o alcuni tipi di dolci. Vendemmia tardiva significa raccolta posticipata delle uve al fine di ottenere una maturazione maggiore e quindi delle sensazioni diverse, di cui sopra, rispetto a quelle che regalano vini prodotti dalle stesse uve ma con raccolta “tradizionale”.

Così, dopo la tavola rotonda svoltasi in mattinata per un confronto con tecnici ed esperti della materia, l’AIS Avellino ha previsto una degustazione guidata, ecco i vini provati in compagnia degli stessi produttori:

vini in degu

Una degustazione molto didattica e utile soprattutto per chi non conosce questa zona di produzione e questo genere di prodotto.

Interessante è stato il confronto tra 3 tipologie di uve: Falanghina, Fiano e Greco e tutti i produttori sono riusciti a catturare l’attenzione del pubblico colpendone i sensi! Ferma restando la generale sensazione positiva non nascondo i vini che ho preferito: il Fiano 2012 di Fonzone, un’azienda che mi conquista sempre di più e il Greco 2011 di Donnachiara, 2 prodotti molto diversi ma estremamente piacevoli, morbidi e persistenti. Il primo dal colore paglierino scarico con note di pera matura al naso, buona mineralità e grande eleganza, davvero ottimo; il secondo con un colore quasi ambrato data anche l’uva (il Greco regala tonalità più cariche rispetto al Fiano), l’anno in più, un passaggio in legno: un vino particolarmente piacevole, molto minerale con spiccate note di candito.

E la nota conclusiva spetta al coraggio di Roberto Di Meo che ci ha regalato un’emozione con il Fiano Vendemmia tardiva del 2000! Un vino che alla vista si presenta come se fosse molto ma molto più giovane e al naso è intenso, complesso con note di frutta secca ma anche fiori secchi, miele, agrumi canditi. Al palato è ancora giovane, piacevole, con una leggera nota di affumicato e nocciola tostata.

Complimenti a tutti!

 

Wine at Expo 2015   (Il vino secondo Expo 2015)

(ENG version   —   segue versione ITA)

Beyond controversies and scandals there is an Italy that hardly works for Expo 2015 (which will take place in Milano from May 2015) to exploit this opportunity for the entire agricultural sector and so the Italian wine world too, which is gaining a great success all over the world.

Of course,  the exhibition space and the activities of each operator were not enough, we need much more.

Thus, for example, the idea of the Gallery Wine Experience was born: a space entirely dedicated to wine within Seven Stars hotel in the heart of Milano (Piazza Duomo) with several activities related to wine promotion, for example:

  • tasting dinners for the guests who may choose the culinary tradition they prefer (ranging beyond the Italian and Mediterranean ones) at the restaurant of the hotel “La Sinfonia”;
  • room service to taste over 1000 labels;
  • and still, a “Wine temple”: wine shop with over 1000 labels on display ideated and managed by Marco Polo Experience and Wineverse; and so on.

A format which will be repeated in Astana 2017 (Kazakhstan), then in 2020 in Dubai (UAE), and so on in the great capitals of the world.logo expo

But we are getting closer to the Expo, so it is necessary to discuss about how to deal with it in order to intercept and exploit the most of the opportunities that come with it.

So, on the occasion of the the Big Opening of Gallery Wine Experience, Fiera Milano Media – International Business Division, along with Marco Polo Experience, Alessandro Rosso Group has organized -today, December 15- a meeting between the business community of the wine sector and institutions. There will be some important  exponents of the Italian wine world such as  Marilisa Allegrini: President of Allegrini, Giancarlo Moretti Polegato: President of La Gioiosa – Villa Sandi Group, Lamberto Vallarino Gancia: Pavilion Vino Expo 2015 and so on. Some other aspects will be discussed, for example thanks to Filippo Chiusano, CEO Wineverse (portal for italian wines sales and promotion), with whom I have the pleasure to collaborate, who could share his experience with the wine promotion online, a crucial theme to be better developed in Italy and then I particulary care.

Good luck to Fillippo and all the group!

 

 

(versione ITA)

Al di là di polemiche e scandali c’è un’Italia che lavora affinchè l’Expo 2015 si riveli realmente un’opportunità per tutto il comparto agroalimentare e con questo il mondo del vino italiano che -sempre di più- sta vedendo crescere il proprio prestigio sui mercati mondiali.

E allora non bastava lo spazio espositivo con le attività demandate ai singoli operatori naturalmente, serve molto ma molto di più.

Così, ad esempio, è nata l’idea della Gallery Wine Experience: uno spazio dedicato al mondo del vino all’interno dell’hotel Seven Stars a piazza Duomo a Milano:

  • dalle cene degustazione per le quali i clienti possono scegliere la tradizione culinaria che preferiscono al momento della prenotazione (spaziando oltre a quelle italiana e mediterranea) presso il ristorante La Sinfonia dell’hotel;
  • al servizio in camera per degustare oltre 1000 etichette;
  • ed ancora, un “Wine temple”: uno spazio enoteca, ideato e gestito da Marco Polo Experience e Wineverse, con oltre 1000 etichette in vetrina; e così via.

Un format a Sette Stelle appunto, oggi a Milano che sarà poi ad Astana 2017 (Kazakistan), a Dubai 2020 (EAU) e poi nelle grandi capitali del mondo.

Ma arrivati a pochi mesi dall’Expo 2015, è strettamente necessario discutere di come affrontarla affinchè si possano intercettare e sfruttare al meglio le opportunità che ne derivano.

Così, nell’ambito del Big Opening della Gallery Wine Experience, Fiera Milano Media – divisione Business International in collaborazione con Marco Polo Experience, Alessandro Rosso Group ha previsto oggi -15 dicembre-  un incontro tra la business community del settore vitivinicolo e le istituzioni, all’interno dell’esclusiva location della Gallery Wine Experience. Si alterneranno alcuni importanti e esponenti del mondo vitivinicolo come Marilisa Allegrini, Presidente Allegrini, Giancarlo Moretti Polegato, Presidente, Gruppo La Gioiosa – Villa Sandi, da Lamberto Vallarino Gancia, Padiglione Vino Expo 2015 e così via. Diversi altri aspetti saranno affrontati e tra questi, di grande attualità, sarà l’intervento di Filippo Chiusano, CEO Wineverse (portale di vendita e promozione del vino italiano), con il quale ho modo di collaborare e che potrà condividere la propria esperienza di promozione online, tema importante ma ancora da sviluppare al meglio in Italia e a cui tengo particolarmente.

Per cui in bocca al lupo a Filippo e a tutto il resto del gruppo.

Scarica il programma qui: progr 15 dic

 

The plus of Campania at the fair Gustus (Il plus della Campania a Gustus, fiera dei sapori mediterranei e le guide Slow Food)

(ENG version   —   segue versione ITA)

It is evident, already,  the success of the mediterrean food&wine fair Gustus held in Napoli from December the 4th to the 6th (2014). But these are not just words, because the government thinks of Naples as a reference point for the south and the center of Italy; this is why the event will be repeated in June with a special edition for the twinning with the Expo 2015.

map

map

Well, Napoli and Campania region in general, synthesize all styles, all tastes of the south and the center of Italy somehow: the mountains, the sea, trattorias, street food and fine restaurants along with tradition, popular culture, art and everything else. It will, therefore, lead to a common message and our excellence.

And still at the fair, the presentation of the 2015 edition guides published by Slow Food  association held: “Osterie of Italy” (guide to the best Italian taverns) and “Slow Wine” (one of the most important guides to Italian wines) with the participation of 2 campanian chef who prepared 2 recipes in the space devoted to the show-cooking. Not only that, some wineries have offered a taste of the award-winning wines.

The space dedicated to pizzerias increases and the guide provides the r

one of the campanian wines of the guide

one of the campanian wines of the guide

eaders with a special insert for pizzerias and street food, which -despite criticism- turns into a simple and virtuous start of a practice that reflects a strong national tradition with different shades in each region.

Even if they could seem rhetorical, I congratulate the entire group for the work done for the guides, a tool that I appreciate a lot having tested it over the years in different regions of Italy during my travels.

 

 

show cooking

show cooking

(versione ITA)

 

Si parla si successo alla chiusura di Gustus, del salone professionale dell’agroalimentare, enogastronomia  e nutrizione del centro sud d’Italia tenutosi a Napoli dal 4 al 6 dicembre 2014 presso la Mostra d’Oltremare. Ma non sono solo parole, infatti il Governo pensa a Napoli come punto di riferimento del centro sud per il settore così l’evento si ripeterà in estate (giugno 2015) con un’edizione speciale per il gemellaggio con l’Expo 2015.

the fair

the fair

D’altra parte Napoli e la Campania in generale, riescono a sintetizzare un po’ tutti gli stili, tutti i gusti: la montagna, il mare, le trattorie, il cibo di strada e i ristoranti raffinati insieme a tradizione, cultura popolare, arte e tutto il resto. E sarà, per questo, capofila di un messaggio comune e un’eccellenza condivisa.

Ed è in occasione di Gustus che, il 6 mattina, si è tenuta la presentazione delle guide 2015: “Osterie d’Italia” e “Slow Wine” con la partecipazione di Gena Iodice (Ristorante “La Marchesella”) e Gianluca D’Agostino (Ristorante “Veritas”) che  hanno preparato 2 ricette nell’apposito spazio dedicato allo show-cooking. Non solo, alcune cantine campane hanno offerto un assaggio dei vini premiati.

Ed è sempre maggiore lo spazio dedicato alle pizzerie dalla guida che prevede infatti un inserto speciale per pizzerie e cibo di strada nonostante le critiche, che, invece, si tramuta in un semplice e virtuoso avvio di una pratica che rispecchia una forte tradizione nazionale con sfumature diverse in ogni regione.

presentation

presentation

Seppur scontati e retorici, faccio i complimenti a tutto il gruppo per il lavoro fatto per le guide, uno strumento che -personalmente- apprezzo particolarmente avendolo testati negli anni in diverse regioni d’Italia durante i miei viaggi alla scoperta dell’Italia.

FOCUS: wine production in South Tyrol (FOCUS: la produzione in Alto Adige)

(ENG version   —   segue versione ITA)

Alto Adige (also known as South Tyrol) is a wine area is in the north part of “Trentino Alto Adige” Italian region (north-east of Italy) where people feel very close to  Germany even in terms of culture so the most of them speak german.

my house

my house

General Information

This is a small production area: about 13.096 acres (for a comparison, in Piemonte there are about 126.023 acres, in Tuscany 148.263, in Campania 74.131). The total production is about 350,000 hectoliters per year produced by 5,000 companies working on 20 different varieties!

So the high number of varieties is the first thing that catches your eyes in South Tyrol. There are different opinion about that: a winemaker of the area told me ironically “maybe this is the Garden of Eden, or maybe there is something wrong”; actually there are opposite opinions about it: some producers think there is a wonderful terroir so it’s possible to produce many good wines from different varieties; some others believe in the specialization to produce very high quality. Well, once again the choices are personal and it’s really difficult to say which of the two theories would be more appropriate!

A good job is the one done by the consortium for the promotion and, also thanks to tourism, wineries state that sales are characterized by a high demand of wines by tourists.

Another distinguishing feature of the area that I like to point out is that about 70% of the wine in South Tyrol is produced by cooperatives and thus becomes an excellent example for those who are skeptics regarding cooperatives!

me tasting around

me tasting around

This tour has been very worthy, I have tried great wines in general and I have visited lovely places!

varieties and wines

Among the most popular wines of the area:

RED WINE / GRAPES

(almost 45% of production)

WHITE WINE / GRAPE

(more than 55% of production)

LA SCHIAVA, historic wine: young, easy to drink that many wineries still produce mainly for traditional habits. GEWURZTRAMINER, the famous aromatic wine of the area
LAGREIN, wine from indigenous grape more “important” and structured PINOT BIANCO this wine is also called “Weissburgunder” here and its very good
PINOT NERO so-called “international” grape which here finds an excellent expression CHARDONNAY another international grape which gives good results in this area
MOSCATO ROSA,  sweet wine of the area (pink) which is gaining more and more success PINOT GRIGIO, less common but widely requested by some countries abroad
There are also other international varieties such as MERLOT, CABERNET SAUVIGNON and CABERNET FRANC A small production of the ‘semi-aromatic’ MULLER THURGAU, a grape variety more typical in the south of the region, the area called “Trentino”

 

(This is clearly a simplification, there also are many interesting blend of the different grapes, as well as sparkling wines, sweet ones, some other less common indigenous grapes and so on):

The cellars, the producers

Well-known company and excellent example of cooperative with a wide range of products often rewarded, for example their Gewurztraminer “Nussbaumer”.

tramin

tramin

A success built through ordered step: first the terroir and the production in general, also thanks to the winemaker Mr. Villi; secondly, the investment in machinery, finally the current step: they have focused on a new original building and are working a lot on the communication in general. Perhaps the most precious wine is a late harvest of Gewurztraminer.

It is located in the center of a town (Termeno) where the family began almost 100 years ago. I took the tour with Markus the winemaker, who offered me the chance to try the older vintages. Among the others we had Pinot Nero “Barthenau-Vigna S. Urbano” vinitages 2011 and 2000, the last one with aromas of tobacco and toasty notes, smooth and elegant but still young somehow. Then, Gewurztraminer “Kolbenhof” 1998 definitely different from current vintages, with aromas closer to the dried fruit than to the classic rose petals we are used to.

A demonstration of the fact that South Tyrol is not only white wines, this company focuses a lot on red wines. A beautiful estate with a stylish communication style. Few wines, each with its own personality. They also produce the international Merlot, Cabernet Sauvignon and interesting blend.

terlanAnother place not to be missed, another supreme example of cooperative with a brand famous all over the world. They gain numerous awards, and you can easly get the merit by visiting the company. I’ve loved  their Lagrein and the line “Rarity”: aged white wines, so we had together “Chardonnay 1998” and “Pinot Bianco 2002”: good project and great results!

Great personality, the owner and his wines; in fact the original labels can effectively represent that. Beyond the awards, for example the recent ones gained by his sweet wine “Moscato Rosa”, I like to notice his passion and love for this land.

con Franz Haas

con Franz Haas

He believes in specialization but maybe he will produce a sparkling wine to show that this is possible too!

Even this one is a well-known winery, maybe the one with the largest production (about 3 million of bottles) ensuring a remarkable quality for the all of them. The winemaker Hans was known as the “rebel”, he realized the potential of the whites a long ago already while today the area is known right for the white wines. Moreover he confesses “in South Tyrol there is little space left, so many are planting everywhere, not only in the areas really suited for each variety so they risk to get a low quality level”

One of my favorites: an elegant woman producing elegant wines and with an elegant  bistro where you can try her wines paired with refined products of the area and even from abroad especially to educate. She is clear about the local red variety “La Schiava” when we tried this red wine she stated: “This is ‘La Schiava’, we cannot compete on the international market just with it even if it is our historic wine!” The wine is, in fact, easy drinking, an “every day” wine. I have also been impressed by her Cuvée “Kermess”, pleasant with great balance and harmony.

They are mainly known for white wines, particularly Sauvignon Blanc and then sparkling wines: white and rosè. Among the others I have been impressed also by their Müller Thurgau: balanced, aromatic but not too much and I’ve really appreciated their “Moscato rosa”!

Simple: the products are great; I loved each single wine I tried. In particular Pinot Nero “St. Daniel ” is definitely among the best I’ve tried. They also have very nice modern structure and put great attention to communication as well as to the environment: solar panels, control of lights and so on. Well done!

Company known during an intriguing event in San Paolo (the town) called “Magnum under the linden trees” excellently organized by Thomas Rauch with Apt Appiano. For the occasion, several companies of the area had only Magnum to be served to us all. Here I met the President – Leopold Kager, of great kindness and personality. His bottles are elegant and not only because of the packaging! Notable whites, not too pushed on aromatic notes but very balanced, the reds are very representative and truly pleasant.

 

I hope to write soon about each of them.

I suggest to visit the Consorzio’s website for further details.

(I apologize for any Shortcoming)

 

 

(versione ITA)

 

Curiosità

Innanzitutto è necessario distinguere tra Alto Adige (o Sud Tirolo a nord) e Trentino (a sud). Nonostante si tratti, in geografia “politica” -come eravamo abituati a scuola- di un’unica regione, c’è differenza anche culturale. Così, superando questo “confine” sud-nord non c’è da meravigliarsi se qualcuno cambia lingua passando dall’italiano al tedesco come molti sanno. Figuriamoci cosa accadrebbe se io scrivessi un unico articolo o, peggio ancora, se parlassi di alcuni vini del “nord” come di vini “trentini” come spesso accade per chi, volendo identificare la regione abbrevia il nome in “Trentino” dimenticando la seconda parte!

vines

vines

Scherzi a parte, come al solito ho deciso di scegliere una sola area di produzione da analizzare più approfonditamente organizzando un tour in Alto Adige (A.A.) per 2 settimane.

Info generali

Si tratta di una piccola area produttiva: più o meno 5.300 ettari (per capirci: in Piemonte fino a poco tempo fa si contavano circa 51.000, in Toscana 60.000, in Campania 30.000). La produzione si aggira intorno ai 350.000 ettolitri all’anno distribuiti tra circa 5000 viticoltori che lavorano su 20 diversi vitigni!

Ecco, la numerosità dei vitigni è la prima cosa che salta all’occhio analizzando l’Alto Adige e come ha detto uno degli enologi della zona “o questa è la valle dell’Eden oppure c’è qualcosa da rivedere meglio”; effettivamente le opinioni a riguardo sono molto diverse: c’è chi sostiene che finchè il “terroir” lo consente è giusto produrre una vasta gamma, come sostengono in azienda Tramin o la stessa Elena Walch che riesce a soddisfare tutti i palati. La pensano diversamente presso Tenuta Kornell, che –date anche- le dimensioni ridotte rispetto ad altri grandi nomi, ha ben pensato di focalizzare l’attenzione su alcuni vini. Beh, ancora una volta le scelte sono personali ed è veramente difficile stabilire quale delle 2 teorie sia più adatta!

Un bel lavoro è quello svolto da consorzio per la promozione del territorio in generale che si combina ad un turismo ben sviluppato e supportato, che gioca un ruolo cruciale. Non sono poche le cantine che dichiarano, infatti, di registrare una bella domanda da parte dei turisti che transitano in zona.

hofstatter

hofstatter

Altro elemento caratterizzante del territorio che mi va di sottolineare è che circa il 70% dei vini in Alto Adige è prodotto da cooperative. La regione diventa, così, un esempio eccellente per tutti coloro che mutano in scettici al cospetto delle cooperative! Si perché, sono molto soddisfatta di questo tour, ho provato degli ottimi vini in ogni singola occasione e cantina, visitando –tra l’altro- delle zone davvero incantevoli dove tornerò volentieri.

Uve e vini

Tra i vini più diffusi della zona

UVE/VIN ROSSI

(quasi il 45% della produzione in A.A.)

UVE/VINI BIANCHI

(più del 55% della produzione in A.A.)

LA SCHIAVA, vitigno storico che da vini da bere giovani, di facile beva, che molti producono ancora  soprattutto per tradizione. GEWURZTRAMINER, il noto vino aromatico della zona
LAGREIN, autoctono, vini più “importanti” e strutturati PINOT BIANCO che produce ottimi vini qui anche chiamati “Weissburgunder”
PINOT NERO, dall’omonima uva cosiddetta “internazionale” che qui trova un’ottima espressione CHARDONNAY, uva internazionale, che rende bene in questa zona
MOSCATO ROSA, un vino dolce della zona (di colore “rosa”) che sta guadagnando sempre maggiore successo PINOT GRIGIO, meno diffuso ma molto richiesto soprattutto da alcuni paesi all’estero
Non mancano altre varietà internazionali come MERLOT, CABERNET SAUVIGNON, CABERNET FRANC SAUVIGNON, altra uva internazionale, meno diffusa ma apprezzata
Non mancano produzioni di MüLLER THURGAU vitigno semi-aromatico più diffuso in Trentino

 

Si tratta chiaramente di uno schema semplificativo, tanto per rendere la lettura più scorrevole: ci sono altre varietà autoctone ma meno diffuse o usate per creare dei blend particolari; non tutte le cantine producono vini da tutte le uve e ancora, possono esserci, versioni spumantizzate o passiti da uve aromatiche, blend di diverse uve e così via.

Insomma, se poi si pensa per tutti o alcuni vini si produce una linea classica più una riserva, mi sono trovata di fronte a degustazioni di 10/15 vini per cantina per giunta parziali!

 

Le cantine

Ecco alcuni produttori della zona

Azienda molto nota sita nella zona di Termeno, provincia di Bolzano. Un eccellente esempio di cooperativa con una vastissima gamma di prodotti spesso premiati, in particolare il Gewurztraminer “Nussbaumer”. Un successo costruito per step ordinati: prima terroir e produzione anche con l’aiuto dell’enologo Villi, poi l’investimento in macchinari e l’attuale step che ha puntato alla nuova originalissima struttura e alla comunicazione in generale. Forse il vino più prezioso è la vendemmia tardiva di Gewurztraminer.

Si trova al centro del paese a Termeno dove la famiglia iniziò almeno 100 anni fa. Qui iniziano i primi problemi con la lingua, così con l’enologo Markus Heinel optiamo per l’inglese. Un’esperienza incredibile quella con Markus che mi offre la possibilità di provare delle vecchie annate. Il Pinot nero  “Barthenau-Vigna S. Urbano” 2011 insieme all’annata 2000, quest’ultimo con aromi di tabacco e tostato, ancora giovane ma morbido ed elegante. E poi il Gewurztraminer “Kolbenhof” 1998, decisamente diverso dalle annate correnti, con aromi più vicini alla frutta secca che alla classica rosa o al lici come si può immaginare.

A dimostrazione del fatto che Alto Adige non è solo vini bianchi (aromatici tra l’altro) quest’azienda si concentra molto sui rossi. Una bellissima tenuta con uno stile di comunicazione elegante. Pochi vini ma con propria personalità tra questi anche Merlot, Cabernet Sauvignon e interessantissimi blend.

  • TERLAN                –  a Terlano, prov. di Bolzano

Altra tappa da non perdere, ancora un esempio eccelso di cooperativa con un marchio famoso nel mondo. Inutile elencare premi e pregi, il cui fondamento si percepisce visitando l’azienda. Mi colpiscono i loro Lagrein e chiaramente la linea “Rarità”: vini bianchi invecchiati; così proviamo insieme lo Chardonnay 1998 e il Pinot bianco 2002, che bel progetto e che risultati!

Ti conquista per la personalità, sua e dei vini e d’altra parte, le originali etichette parlano da sé. Al di là dei premi, come ad esempio quelli per il Moscato rosa, mi piace notare la sua accesa passione e l’attaccamento al territorio. Crede nella specializzazione ma forse ci produrrà “una bolla” per dimostrare che, volendo, è possibile  anche questo!

  • ST MICHAEL EPPAN (S. Michele Appiano) – ad Appiano sulla Strada del Vino, prov. di Bolzano
  • enolgo Hans a St Michel Eppan

    enolgo Hans a St Michel Eppan

Anche questa molto nota, è tra le aziende con la produzione più vasta si arriva probabilmente a 3 mln di bottiglie e garantendo una notevole qualità diffusa su tutte le linee. L’enologo Hans era conosciuto come “ribelle”: aveva capito la potenzialità dei bianchi sin da subito quando oggi è diventata la produzione predominante. Inoltre denuncia: “in Alto Adige c’è poco spazio così oggi si pianta ovunque, non solo nelle zone veramente vocate, c’è da stare attenti perché ne va non solo delle rese e rappresentatività ma anche – della qualità”.

  • ELENA WALCH – a Termeno sulla Strada del Vino, prov. di Bolzano

Tra le mie preferite per… eleganza: la sua, quella dei vini e quella del recente Bistrò dove è possibile provare i suoi vini in

walch

walch

abbinamento a piatti ricercati della zona e non solo; lo scopo è educativo soprattutto per stranieri. E’ chiara nel parlare del tipico rosso locale “La Schiava”, lo proviamo e afferma: “ecco questo è il nostro autoctono, potremmo mai puntare all’eccellenza e al mercato internazionale (solo) con questo vino?”; il vino è, infatti, semplice, da “tutti i giorni” per capirci, non potrebbe competere con vini strutturati e da invecchiamento per dirne una. Ottime le sue Cuvèe tra le quali il Kermess: di grandi equilibrio, armonia e piacevolezza.

  • KETTMEIR – Caldaro sulla Strada del Vino, prov. di Bolzano

Che bel tour con tecnico e marketing insieme! Sono conosciuti soprattutto per i bianchi, in particolare il Sauvignon blanc e poi gli spumanti sia bianco sia rosato. Tra i vari vini interessanti mi colpisce il Müller Thurgau sia il classico sia la selezione: bilanciati, aromatici ma non eccessivamente, eleganti, e apprezzo molto anche il Moscato rosa!

Poche parole, i prodotti parlano da sé; non credo ci sia stato un vino, dico uno solo, che non mi sia piaciuto e molto anche.

colterenzio

colterenzio

In particolare il Pinot Nero “St. Daniel”, decisamente tra i migliori che abbia provato. Anche questa è una cooperativa con una struttura molto moderna che fa evincere il notevole lavoro dell’architetto. Grande attenzione alla comunicazione (forte ma essenziale) e all’ambiente: dai pannelli solari, allo sfruttamento del calore delle macchine, al controllo delle luci. Complimenti!

Azienda conosciuta in occasione di un intrigante evento a San Paolo paese: “Magnum sotto i tigli” ottimamente organizzata da Thomas Rauch con l’Apt di Appiano. Per l’occasione diverse aziende della zona avevano in degustazione vini solo in bottiglie Magnum e che si potevano “barattare” con gettoni in sughero come a ricordare le monete di un tempo. Qui ho conosciuto il Presidente – Leopold Kager, di grande simpatia e personalità. Bottiglie eleganti non solo nel packaging. Notevoli i bianchi non troppo spinti sull’aromaticità ma molto equilibrati e i rossi rappresentativi e di enorme piacevolezza.

 

Spero di scrivere presto su ciascun produttore.

Rimando al sito del Consorzio per maggiori dettagli.

Mi scuso per eventuali mancanze

Have you ever had the herbal tea of the Medical School?   (Le tisane dell’orto della Scuola Medica salernitana).

(ENG version   —   segue versione ITA)

ONCE UPON a time, the School of Medicine in Salerno city…

No, it’s wrong, THERE still IS the School of Medicine! The Hortus Botanicus has been preserved and can be visited in the historical center of Salerno city (Campania region, close to Napoli in the south of Itay) and it is literally amazing! Yet, here you can also try the herbal tea made with the herbs of the garden, once used for therapeutic purposes; I could define it as a playground for sommelier who enjoy learning all the possible aromas to be smelled. Finally, before you go, just ask to play a simple game, which recalls some old medical principles, to select the herbal tea more suitable for you at that moment!the garden 1

I am talking about “Giardini della Minerva” where in 1300 a.C. Matteo Silvatico instituted a Garden with several different plants, well listed. From these plants were obtained therapeutic substances and here, Matteo Silvatico, held educational activities for students of the Medical School.

The restoration project of the garden was completed in 2000 by the local administration (the local council is still the owner of the gardens) and then carefully looked after by mr. Luciano Mauro; it’s also important to underline the role of mr. Pellecchia, the head gardener, and also the effort of the associations Erchemperto, Hortus Magnus and last but not least Nemus association with Gianpaolo and the very dynamic Umberto, who guided me through such a paradise!

the viewIt is a place of immense historical value, with view over Salerno city and the sea, allowing to discover the infinite variety of plants … to be also tasted by the way!

And that’s why Mr. Umberto for example, organizes tours for schools, an initiative that I really appreciate: a way to educate at recognizing the aromas of the nature. Students are encouraged to identity certain plants or roots for example smelling them. A place like this is the envy of sommeliers, as I mentioned at the beginning, which, not surprisingly, held a few meetings in this unique place to train their nose!plants

The garden is open to the public and do not forget to try some herbal tea: cool in summer and warm in winter. In the summer, do it on the terrace overlooking the city and you will not regret to have read this article. I’ve tried two delicious ones: the first one made of mint, rosemary, licorice that gives you a sort of bitter impact but in the final leaves a sweet taste thanks to the action of licorice. And then a harder one, made of rose and carcadè: sour but perfect to be combined to fat dishes, cheeses or similar. In fact, there are plenty of tasting events with herbs protagonists.

In 2013 there were 15,237 visitors in September 2014 this number has already been exceeded, are you already part of those?

the game to pick your herbal tea

 

(versione ITA)

C’ERA una volta la Scuola Medica Salernitana.

No, errato, C’E’ ancora oggi la Scuola Medica Salernitana in un certo senso! Infatti, il suo Orto Botanico è conservato e visitabile nel centro storico di Salerno ed è letteralmente stupendo, credetemi! Non solo, annesso al giardino c’è la Tisaneria dove provare gli infusi fatti con le erbe dell’orto, un tempo usate a scopo curativo; un parco giochi per i sommelier che si divertono ad imparare tutti gli odori possibili. Infine, prima di andare via, basta fare un semplice gioco, che richiama alcuni principi medici di qualche secolo fa, per scegliere la tisana adatta a sé e alle esigenze di quello specifico momento!the garden 2

Mi riferisco ai Giardini delle Minerva, risalenti al Medioevo e dove nel 1300 il maestro Matteo Silvatico istituì un “Giardini dei semplici” dove per semplici intendeva “elementi” prevalentemente di origine vegetale ben elencati e classificati. Da queste piante si ricavavano i principi attivi a scopo terapeutico e qui, Matteo Silvatico, svolgeva attività didattica per gli allievi della Scuola Medica.

Ed è tutto, ancora oggi, disponibile. Il progetto di recupero del giardino è stato completato nel 2000 dall’Amministrazione  comunale (attuale proprietaria del bene) e da allora curato scrupolosamente da Luciano Mauro, il conservatore, supportato dal ruolo del capo giardiniere Pellecchia e da associazioni quali Erchemperto, Hortus Magnus e infine Nemus, Associazione di Promozione Sociale con Gianpaolo e un energico Umberto, il quale mi ha guidata in questo paradiso.

Si tratta di un luogo storico di immenso valore, con una vista su tutta Salerno fino al mare, davvero pazzesca e che consente di scoprire infinite varietà di piante… tutte da degustare tra l’altro!

the garden's levelsEd è per questo che Umberto organizza tour per le scolaresche: un’iniziativa che apprezzo particolarmente, un modo per educare agli odori naturali. Gli studenti sono stimolati ad indovinare l’identità di alcune piante o radici solo annusandole ad esempio e possono finalmente vederle e toccarle. Un posto come questo fa invidia alle associazioni di sommelier come accennavo in apertura, che, non a caso, hanno tenuto qualche incontro in questo luogo unico per allenare un po’ l’olfatto. Chissà cosa ne penserebbe Andrea Scanzi con la sua ironia a riguardo!

Il giardino è aperto a tutti, basta rispettare i giorni di riposo settimanale e non dimenticate di provare qualche tisana: fresca d’estate e calda d’inverno magari. In estate, fatelo sulla terrazza che affaccia sulla città e non ve ne pentirete. Io ne ho provate 2 deliziose: la prima a base di menta, rosmarino, liquirizia che ha un impatto amaro ma poi lascia un aroma dolce grazie all’azione della liquirizia. E poi una più ‘difficile’ a base di rosa canina e carcadè, acidula che immagino bene in abbinamento a qualche piatto grasso. Infatti non mancano gli eventi degustazione con le erbe da protagoniste.le tisane

Nel 2013 si sono registrati 15.237 visitatori, a settembre 2014 questo numero è stato già superato, tu fai già parte del gruppo?

Baroolo Boys, the movie (Il documentario di una rivoluzione: Barolo Boys)

(ENG version   —   segue versione ITA)

A young Elio Altare (nowadays known producer of Barolo in Piemonte, north west of Italy) demolishes the old large barrels used for aging wine by his father in the 80s!locandina eng

Now we can “philosophize” about the popular labels used in Italy to identify the producers of Barolo: “modernists” (for those who use the “modern” barrique –small wood container of 225 L – and who have made some changes to the production of Barolo in the 80s) and “traditionalists” (producers who still use big barrel to refine wine and not only). Or we can demonstrate all the info learned at the sommelier lecture, spending hours with our nose in the wine glass, comfortable, from the sofa in our house. But here we are talking about someone who – at that time- lived a state of misery and without understanding why since the neighboring producers of reds, the fateful French, used to spend their holidays in the French Riviera, while our farmers (label them as you want , modernists and traditionalists) were working hard and hard in the vineyard without much revenue in many cases. We are talking about Mr. Elio Altare, disinherited by his father as a result of its “operations” in the cellar. About Ms. Chiara Boschis criticized by its own employees, especially when in old age, as they cannot really understand the sacrifice of grapes left on the ground in favor of a yelds reduction (practice used to increase the concentration of the grapes that remain on the plant). We are talking about a group of producers (in addition to Ms. Boschis and Mr. Altare, there are Mr. Rivetti, Mr. Voerzio and the importer Mr. Marco de Grazia) which, as never before and elsewhere managed to create a… team! ‘Team': word of the vocabulary, in Italy known exclusively in football! So a possible flaw of this group of young people is having disbanded the team. What acknowledged by the same Petrini (President of the notorious international association “Slow Food”, and more) in a much larger speech.

And I’m talking about those who “wanted to make the best wine in the world” masterfully documented by Paolo Casalis and Tiziano Gaia in “Barolo Boys” (trailer), the documentary rewarded at Torino Film Festival as part of DOC Wine Travel Food 2014: the competition that rewards the best films concerning wine&food themes. “Barolo Boys” can be enjoyed also by non-experts and highlights the revolution these young producers brought in the Langhe wine-area (Piemonte region) in the 80’s.

The revolution dealt with a series of innovations together with the choice of French barriques but not only that: for example reduction of the yields and making wine by separating each “cru”, each vineyard; they met international tastes and conquered American markets until one day they were called “Barolo Boys” by The New York Times. But the famous producer Bartolo Mascarello did not like that -as reported by the movie- who declared to be disappointed by the fact thet these young people went to France to learn how to make wine (Barolo) and not surprisingly known for irreverent labels: “No barrels – NO Berlusconi” (so referring to wine production and Italian politicians at once). On the other hand, as stated by Elio Altare, “what does modernity means? My kids will use my methods … as family tradition!”

mascarello's wine label

mascarello’s wine label

So with many opposing interventions remarkable Barolo’s producers, the documentary tells a fascinating story with the participation of Carlo Petrini and the entrepreneur Oscar Farinetti, through the narration of Joe Bastianich, the local orchestra and many others including the football team that was born in the 90s with the same revolutionary spirit.

The issue is: these young “rebels” have managed to make Barolo famous all over the world, risking their resources. Has the success made them vain? “well, it is human” as Marco de Grazia states too. They are instead an example in times of crisis like these… maybe they also followed a trend they but have been right about so many things and their wines are really valuable. And if today some of them are returning to regain some big barrel is in the simple order of things, in the experimental nature of the manufacturer or a way to extend the range or maybe, even better, to satisfy those who, having known Barolo thanks to this revolution, today like to discover the different methods of production, previously less known despite the big names of wines I really love and promote, that we all know.

football team

football team

But why do not we enjoy a success preferring to discuss about everything: the best producer, the best methods and so on…Sometimes it seems to me that each attempt to demonstrate to know something more than the other. Now, it is fine to discuss about what style or brand you prefer, but  if we only put all this energy to tell better our territories and culture we would be even more appreciated.

The inability to make synergy is our largest limit in Italy but we could start by stopping in criticizing each other and convincing us that we have all the right features to be successful worldwide.

This is demonstrated, for example, by Italian wines as well as the winners of this DOC Wine Travel Food competition itself: in addition to the documentary “Barolo Boys”, a delicate short film ‘Via tempio Antico” by Mr.Michele Alberto Chironi that tells the tradition of bread making in a small town in Puglia (south of Italy), without dialogues and only with sounds and noises of the night and of those operations. The winner of the last category  “feature film” is “In grazia di Dio” by Edoardo Winspeare, which tells the story of four women who return to the land being their tailoring business failed because of chinese competition: a history of real truth, without a final I would say , concrete, without pretending to throw particular messages but with the goal of photographing the reality when beauty alternates with the bad and vice versa, again in Puglia region.

doc wine tr food

(versione ITA)

Un giovanissimo Elio Altare (oggi noto produttore piemontese di Barolo), scende nelle cantina del padre con una motosega e demolisce le vecchie grandi botti usate per l’affinamento del vino.

locandina

locandina

Ora noi possiamo “filosofeggiare” sulle ormai sempre più popolari etichette (ed è proprio il caso di dirlo) abbinate ai produttori di Barolo e cioè: “modernisti” (riferita a coloro che utilizzano le “moderne” barrique -contenitori di rovere da 225 L-  e che hanno apportato alcune modifiche alla produzione negli anni 80) e i “tradizionalisti” (i produttori che da sempre utilizzano botti di legno di grandi dimensioni e non solo). Oppure possiamo darci delle arie per dimostrare tutte le nozioni imparate al corso di sommelier e perdere ore col naso nel bicchiere, magari in controluce, comodi, dal divano di casa nostra. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che a quel tempo viveva una condizione di miseria e senza capirne il motivo dato che i vicini produttori di rosso, i fatidici francesi, trascorrevano le proprie vacanze in barca in Costa Azzurra, invece i nostri contadini (etichettateli come volete, i modernisti e i tradizionalisti) si spaccavano la schiena e basta in molti casi. Parliamo di un Elio Altare diseredato dal padre a seguito delle sue “operazioni” in cantina. Di una Chiara Boschis criticata dai suoi stessi collaboratori che, soprattutto quando in età avanzata, non riescono a condividere il sacrificio di grappoli lasciati a terra a favore di una riduzione delle rese (pratica volta ad aumentare la concentrazione dei grappoli che restano sulla pianta, per dirla in breve).Stiamo parlando di un gruppo di produttori (oltre alla Boschis e Altare, ci sono Rivetti, Voerzio e l’importatore Marco de Grazia)i quali, come mai era accaduto prima e altrove e forse non è accaduto più, sono riusciti a fare… squadra. ‘Squadra’: parola del vocabolario italiano nota ai più esclusivamente in ambito calcistico! Insomma una eventuale pecca di questo gruppo di giovani è averla sciolta la squadra. Cosa riconosciuta in un discorso ben più ampio dallo stesso Petrini (presidente di Slow Food e tanto altro).

Io invece sto parlando di quelli che “volevano fare il vino più buono del mondo” documentati magistralmente da Paolo Casalis e Tiziano Gaia in “Barolo Boys” (trailer), il documentario premiato in occasione del Torino Film Festival nell’ambito del DOC Wine Travel Food 2014 in collaborazione con il Gambero Rosso: il concorso che premia le migliori pellicole a tema alimentare. “Barolo Boys” si lascia vedere anche dai non addetti ai lavori e pone l’accento sulla rivoluzione che questi giovani produttori hanno portato nelle Langhe negli anni 80 con tutti gli oneri e gli onori che ne sono conseguiti.

orchestra

orchestra

La rivoluzione è stata quella di apportare una serie di novità insieme alla scelta della barrique francese ma non solo quella: si è passato ad esempio a ridurre le rese e vinificare separatamente i  cru; incontrando i gusti internazionali e conquistando i mercati americani finchè un giorno non furono definiti “Barolo Boys” dal New York Times. Ma questo non piaceva al celebre produttore Bartolo Mascarello ad esempio che -come riportato dal documentario- si dichiara dispiaciuto del fatto che questi giovani siano andati in Francia ad imparare a fare il vino (Barolo) e non a caso noto per le dissacranti etichette: “No barrique – NO Berlusconi”. D’altro canto, come afferma Elio Altare, “cosa significa modernità? I miei figli utilizzeranno i miei metodi come … tradizione di famiglia, del loro padre”!

E così con numerosi e contrapposti interventi di notevoli (ancor prima che noti) produttori di Barolo, il documentario ci racconta una storia affascinante con la partecipazione di Carlo Petrini e Oscar Farinetti,  per mezzo della voce narrante di Joe Bastianich, l’orchestra Gabetti di La Morra e tanti altri inclusa la squadra di calcio che nasce negli anni ’90 con lo stesso spirito rivoluzionario.

Senza risvegliare polemiche e dissapori ormai sopiti da tempo (come affermava lo stesso Giancarlo Gariglio di Slow Wine) la questione che mi pongo è: questi giovani “ribelli” sono riusciti a far conoscere il vino e quindi un territorio nel mondo, rischiando sulla propria pelle, con i propri mezzi. Il successo li ha resi vanesi? Come dice Marco de Grazia “beh è umano”. Che siano invece un esempio in tempi di crisi come questi? Aavranno forse cavalcato una moda ma hanno avuto ragione su tante cose e i loro vini sono realmente di valore. E se oggi qualcuno di loro sta tornando a riacquistare qualche botte grande è nel semplice ordine delle cose, nella natura sperimentale del produttore o nell’ottica di ampliamento di gamma o forse, ancora meglio, per soddisfare le richieste più numerose di chi, avendo conosciuto il Barolo anche  grazie a questa rivoluzione, oggi si regala il lusso di approfondire i diversi metodi di produzione, precedentemente meno conosciuti nonostante le grandi firme di vini pregiati che un po’ tutti conosciamo.locandina 1

Ma come è possibile che invece di esultare per un successo raggiunto ci becchiamo tra di noi? I produttori e perfino i giornalisti, a volte mi sembra che ciascuno cerchi di dimostrare di sapere qualcosa in più dell’altro. Ora, ben venga discutere di quali stile e firma si preferiscano, ma se solo tutta l’energia messa nelle critiche la impiegassimo a raccontarci meglio…

L’incapacità di fare squadra è il nostro più grande limite in Italia ma potremmo iniziare smettendo di farci lotte interne e criticandoci a vicenda e convincendoci che non c’è bisogno di ‘fregare’ alcuno, dato che abbiamo tutte le carte vincenti per sfondare.

Lo dimostrano, per fare un esempio, i vini italiani -tanto per rimanere in tema- e i vincitori del concorso: oltre al documentario “Barolo Boys”, un delicatissimo cortometraggio  ‘Via tempio Antico’ di Michele Alberto Chironi che racconta la tradizione della lavorazione del pane in un paesino pugliese, senza dialoghi e sono con i suoni e i rumori di quelle ore, di quelle operazioni. Vince, inoltre, il lungometraggio “In grazia di Dio” di Edoardo Winspeare, che racconta la storia di 4 donne che tornano alla terra essendo la loro attività di sartoria fallita a causa della concorrenza cinese: una storia di vera verità, senza un finale direi, un lungometraggio concreto, senza la pretesa di lanciare messaggi particolari ma con l’obiettivo di fotografare la realtà quella in cui il bello si alterna al brutto e viceversa.

Wine is magic for Italian Sommelier Association of Torino and their national congress (Il vino è magia per l’AIS Torino e il congresso nazionale)

(ENG version   —   segue versione ITA)

“Wine TO Magic” is the title chosen by AIS for the 48th edition of the National Congress, which this year was held in Turin, land of th notorious red wine Barolo, Barbaresco and more! And the prism of Pink Floyd modified using a wine glass (and not a triangle) represt it perfectly.

It has been a great opportunity to know more about the area of production, the great reds from Piemonte and France, the european whites.

An intense program, from Saturday  (the 22nd) in the morning with a meeting and a congress about the “MeGa” (additional geographical areas) and then the different tastings until Monday 24, along with assignment of some awards. Please find here more details:

  • MeGa Presentation

    congress

    congress

The Congress has been a great stage to present additional geographical appellation of Barolo and Barbaresco. They are very tight production areas that many would recognize more easily with the concept of “cru” as in France: single small vineyards for the production of a single wine.

The path – started in the 90s – has not been easy, at first because of the heated discussions between the producers in order to identify and limit the single areas and then, because of the skepticism of the National Committee for the management of appelations of origin, due to the fact that these areas, identified and mapped in Piemonte stand out from the most common concept of “sub-areas” we are used to in Italy, which are much larger.

Until a compromise has been found, MeGa do not replace the sub-areas but hey are additional appellations producers can offically put on the label: 181 for Barolo (officially provided on the label form the vintage 2010, so by now) and 66 for Barbaresco (officially provided on the label from the vintage 2007 and so on the market already). We are already used to read the name of the vineyards on the labels of these 2 wines even going back to the beginning of the XX century (such as Cannubi, Ovello, Vigna Rionda, Rabaja and so on) but now the areas have been officially classified and geographically limited in order to ensure greater transparency to the consumer. The news is the launch of the App that allows to geolocalize the vineyard in which the wine is specifically produced; it is available in two languages (ITA and ENG), with partial functionality in off-line and several additional services.

glasses

glasses

Going, however, over the bureaucracies and details the fascinating aspect of the matter is that you can have wines, produced from the same grape (Nebbiolo) but grown up in vineyards far 200 m away from each other, which different shades! Even if, some ask if the differences exist for real, or -at least- are so obvious. The choice is yours!

 

  • Tastings

After meetings, presentations and greetings, the program started to focus on wines, real attractors of our senses and our presence.

3 tasting open to all: “tasting of Barolo, Barbaresco, Roero” available in the afternoons of Saturday 22 and Sunday 23; Preview the last harvest on Monday morning 24 and the tasting of European whites throughout the day of Monday, 24.

Finally three major tastings by reservation only: Tribute to Bordeaux on Sunday morning 23, Tribute to Burgundy on Sunday afternoon until after the inevitable tasting of great vintages of Barolo and Barbaresco on Saturday 22 in the afternoon that I would treat separately, below.

  • Barolo and Barbaresco, great vintages

A perfect location: the historical Barolo Palace, a symbol of a wine and of an area. The “important” red, the red wine to be aged for decades, but please, not just for special occasions! These wines can have different prices and also depart from approximately 20/25 euro offering an experience even before a tasting!

Mauro Carosso, Roberto Marro and Ivano Antonini are the qualified sommeliers who led the tasting that I would define “teaching” as, beyond the personal taste on each wine, wines and vintages was chosen for a specific reason and in order to tell the story of these 2 great wines, such as Barolo 1961 by Giacomo Conterno, the first vintage curated by the 2 sons of Giacomo; Barolo Granbussia Reserve 1970 by Aldo Conterno, the first vintage of Aldo Conterno after leaving the family business; Barbaresco Sori ‘Tildin 1970 by Gaja winery of a young Angelo, the current and notorious owner; yet Barolo Brunate 2000 by Voerzio, which gained 100 points of the influential American magazine Wine Spectator.

Here are some notes. Let’s start with my favorite ones:

wines

wines

  • BAROLO RISERVA “ROCCHE DELL’ANNUNZIATA” 2001 BY PAOLO SCAVINO: It must have been the year 2001, known for being excellent in many areas of production but it was a very good wine. A wine that is elegant and balanced representing perfectly its territory of origin “La Morra”. The bouquet  encourages drinking with aromas of ripe red fruit and balsamic notes. On the palate is smooth and complex. One note: the wine is still young!
  • BAROLO “BRUNATE” 2000 by ROBERTO VOERZIO: a perfectionist can only have a classy wine! The wine at the nose is intense and complex with notes of dried fruits and dried flowers; the palate is rich, round, with notes of flowers, red fruits, sweet and spicy spices. It seems that he only drinks Mascarello and Conterno beyond Voerzio!
  • BAROLO “FOR CRISTINA” 1999 by CLERICO: excellent, rich, full, pleasant but also young. We all defined it energetic, as the producer! A recognizable signature then.
  • BAROLO “CANNUBI BOSCHIS” 1998 by SANDRONE: a name you can trust. Vintage 89 along with the 90 one is great but strangely neglected. The centrality of the fruit is clearly stronger than the spices and toasted noes.
  • BAROLO “VIGNA RIONDA” 1989 by ODDERO: it was served by Magnum (like few others),what a wine! The nose is intense, immediately, with notes of ripe fruit, cherry, spices but also of porcini mushrooms! The taste is floral, balsamic, very persistent.
  • BARBARESCO “TETTINEIVE” 1988 by SCARPA: I appreciate it throughout the all afternoon because it evolves in the glass giving a new twist to each new approach. It has an inviting bouquet with notes of chocolate, flowers, rose. In the mouth it is full, enveloping, particularly pleasant. I remember that we are already bach in the 80s!
  • BAROLO 1961 by CONTERNO: I really have to comment? Are the name and the vintage not enough? If not: Surprising! It has much to express despite his age: excellent fruit, good balance and with a clear note of coffee powder that persists. A masterpiece.

Tastes are personal but on this occasion, with these names and all the rest, giving scores would not really make sense to me, please find some notes about other wines (13 in total) I would never, ever miss:

  • BARBARESCO “ASILI” RESERVE 2007 by GIACOSA: expresses all the elegance of this cru “Kindergartens” differently by the equally famous cru “Rabaja», which is harder. Still young and increasingly attractive as it evolves in the glass.
  • BARBARESCO 2004 by GAJA: This is a particular vintage because the wines were ready immediately but at the same time they can express so much even after these 10 years!
  • BAROLO “MONPRIVATO CA’D’MORISSIO” 2004 by GIUSEPPE MASCARELLO, another signature which does not need notes. Mineral and vegetal notes on the nose. A wine that I would try and try again in a few years.
  • BARBARESCO “Rabajà” RESERVE 2001 by GIUSEPPE CORTESE: another cru of Barbaresco (other than the cru “Asili” I mentioned above), wines from Rabaja area are better after time and with a vintage 2001 you start to appreciate it, however, it still needs time and this is why I would try it later on. A wine certainly structured with a “dusty” notes typical of Cortese.
  • BARBARESCO “SORI Tildin” 1970 by GAJA: a vineyard purchased by a young Angelo (current and notorious producer) that had, even then, the idea of giving name of the vineyard to wines. This is one of the wines we paired to the music of the piano!
  • BAROLO “Granbussia RESERVE” 1970 by ALDO CONTERNO: here is a wine that is technically “veiled” (not perfectly clear) but who cares?! A wine that could still wait, an excellent expression of the territory and the vine!

To close: pleasant and very original the gala scheduled on Saturday evening at the Royal Palace of Torino with a magic show, visit at the palace at night and Champagne tasting accompanied by buffet.

tasting

(versione ITA)
E’ la magia il tema scelto dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier) di Torino per il 48mo congresso nazionale che ha previsto diversi interessantissimi appuntamenti svoltisi nei palazzi storici di Torino, magici direi!

Ecco una mia breve sintesi dell’evento e qualche nota sulla degustazione di Barolo e barbaresco grandi annate, seguono delle note aggiuntive.

Leggi l’intero articolo qui: http://www.wineverse.it/blog/magia-vino-lassociazione-italiana-sommelier/

oppure scarica il PDF qui: 48 congr ais to- pdf da wlog

Ecco alcune note relative agli altri vini degustati nel corso dell’appuntamento “Barolo e Barbaresco: grandi annate”:

Quindi, oltre al BAROLO ROCCHE DELL’ANNUNZIATA RISERVA 2001 SCAVINO (già citato nel corpo dell’articolo per esigenze di redazione) ecco gli altri, iniziamo con i miei preferiti:

  • BAROLO BRUNATE 2000 DI ROBERTO VOERZIO: un perfezionista non può che avere un vino di classe, il vino al naso è intenso e complesso con note di frutta secca e fiori appassiti; al palato è ricco, rotondo, con fiore di frutti rossi maturi, spezie dolci e piccanti. Pare che lui beva solo Mascarello e Conterno… oltre Voerzio!
  • BAROLO PER CRISTINA 1999 CLERICO: ottimo, ricco, pieno, piacevole ma anche giovane. in sala lo si definisce energico, come il produttore! Una firma riconoscibile quindi.
  • BAROLO CANNUBI BOSCHIS 1998 SANDRONE: un nome, una garanzia. Questa annata insieme alla 90 è ottima ma stranamente trascurata. Evidente la centralità del frutto rispetto alla spezie e alle tostature.
  • BAROLO VIGNA RIONDA 1989 ODDERO: sarà che è stato servito da Magnum (come qualche altro) ma che vino! Al naso è intenso, conquista immediatamente con note di frutta matura, ciliegia, spezie ma anche di porcini! In bocca è floreale, balsamico, chiaramente persistente.
  • BARBARESCO TETTINEIVE 1988 SCARPA: lo apprezzo nel corso di tutta la degustazione perchè evolve nel bicchiere donando un tocco nuovo ad ogni nuovo approccio. Ha un bouquet invitante con note di cioccolato, floreale, rosolio, un po’ liquoroso. In bocca è pieno, avvolgente, particolarmente gradevole. Ricordo che siamo già negli anni 80!
  • BAROLO 1961 CONTERNO: lo devo davvero commentare? Non basta leggere questo nome, questa annata? Sorprendente! Unico, ha tanto ancora da esprimere nonostante l’età, ottimo frutto, ottimo equilibrio e con una evidente nota di polvere di caffè che persiste. Un capolavoro.

 

sandrone

sandrone

I gusti sono gusti ma in questa occasione con questi nomi e tutto il resto dare punteggi e fare una classifica non avrebbe davvero senso secondo me, ecco gli altri vini che mancano alla lista e che non vorrei mai e poi mai perdermi:

  • BARBARESCO ASILI RISERVA 2007 GIACOSA: esprime tutta l’eleganza di questo cru “Asili” diverso dall’ugualmente noto cru di “Rabaja” che invece è più duro. Ancora giovane e sempre più accattivante man mano che evolve nel bicchiere.
  • BARBARESCO 2004 GAJA: si tratta di un’annata anomale perchè i vini erano pronti da subito ma al contempo esprimono ancora tanto dopo questi 10 anni, non ce lo dimentichiamo sono 10!
  • BAROLO MONPRIVATO CA’D’MORISSIO 2004 GIUSEPPE MASCARELLO, un’altra firma da urlo. Minerale e con note vegetali al naso. Un vino che vorrei provare e riprovare tra qualche anno.
  • BARBARESCO RABAJA RISERVA 2001 GIUSEPPE CORTESE: un altro cru di Barbaresco (diverso al cru “Asili” che citavo sopra), il Rabaja si esprime meglio nel tempo e con un’annata 2001 si inizia ad apprezzare ma, comunque, ha bisogno ancora di tempo. Un vino certamente strutturato con una nota polverosa tipica di Cortese.
  • BARBARESCO SORI’ TILDIN 1970 GAJA: da vigneto acquistato da un giovanissimo Angelo (attuale noto produttore) che aveva, già allora, l’idea di dare al vino il nome del vigneto di provenienza. Uno dei vini a cui abbiniamo … il pianoforte!
  • BAROLO GRANBUSSIA RISERVA 1970 ALDO CONTERNO: ecco un vino che da manuale è definito “velato” (non perfettamente limpido) ma che importa! Un vino che potrebbe ancora attendere, un’ottima espressione del territorio e del vitigno!

Osteria da Chichibio Fener: what a restaurant! (Osteria da Chichibio Fener: che scoperta!)

 (ENG version   —   segue versione ITA)

Fresh fish, even raw. Assorted choice of oil produced in different areas, salt and pepper. Flavored bread and bread sticks.

Here is the effective synthesis of a hidden jewel in Veneto, north-east of Italy; so it is not properly next to the sea, more typical in the South of Italy but they serve a very very fresh fish.

oil,salt pepper

oil,salt pepper

Mr. Alberto, the owner, has opened this lovely place a few years  ago becoming an important reference for those who  look for good fish there in Fener city, a few “steps” from Valdobbiadene, well-know for the production of the notorious sparkling Prosecco. Alberto has built an “alternative” restaurant as well as he wants to define its wine list: few names but carefully selected one by one with attention to details, the same ones he donates to his clients by offering something like 26 different types of oil as mentioned already.

A couple of years ago Alberto chooses to work with the chef Simone Barichello, who has several years of experience both in Italy and abroad. Simone made me a mixed starter. The menù is, in fact, very focused on starters, many customers choose to eat only them enjoying the endless offerings. There are also some innovative first and second courses anyway.

So let’s start with raw fish: prawn and scallop, then my beloved tuna, which was really great. And then the different “carpaccio” made with cod, sword fish and so on, enjoy the photo!raw fish

Delicious also the sauces you can see in the picture: a jam made with Macallan whiskey and oranges, as well the soy and ginger one.

Not to mention the composition of warm starters with an excellent cod fish, light and tasty, as well as boiled shrimp, grilled long-scallops, a scallop cooked in a sauce emulsified with Prosecco (Italian sparkling wine) and oil from Garda area.

The pictures are very representative and the restaurant is just beyond the historical production area of Prosecco DOCG and therefore a perfect interlude for  wine tourists too.

 

salted codfish

salted codfish

(versione ITA)

Pesce fresco, anche crudo. Scelta assortita di Sale, pepe  e olio. Pane e grissini aromatizzati.

E’ la sintesi efficace di una chicca veneta. No, non siamo al mare e non siamo al Sud ma il pesce fresco, freschissimo, è un “must” dell’osteria.

business card

business card

Alberto Cristante, il proprietario , ha creato da qualche anno un riferimento importante per chi cerca il buon pesce lì a Fener, a pochi “passi” da Valdobbiadene. Costruisce così un posto “alternativo” in qualche modo, così come lui stesso vuole definire la sua carta dei vini: pochi nomi noti a meno che non rispettino la qualità che cerca. La stessa che offre al cliente proponendo 26 olii e diverse tipologie di sale e pepe.

bread

bread

Da un paio d’anni Alberto sceglie di lavorare con lo chef Simone Barichello, che vanta diversi anni di esperienza sia in Italia sia all’estero e la scelta si rivela azzeccatissima. Simone mi ha preparato un antipasto misto crudo e uno freddo lasciandomi così al servizio tipico del posto. La carta è infatti è molto incentrata sugli antipasti, molti clienti mangiano solo quelli divertendosi  a scegliere tra le infinite offerte. Non mancano primi e secondi con tocchi originali.

Così partiamo con il mio amato crudo: dalla Mazzancolla allo scampo alla capasanta e al tonno, che era veramente eccezionale e simpaticamente servito nella scatoletta… con tutt’altro risultato evidentemente! E poi i carpacci: orata, ricciola, branzino, spada e così via, divertitevi sulla foto!

Particolari le “salsette” di accompagnamento visibili in foto: marmellata di whiskey Macallan e arance, poi la salsa di soja e zenzero.

Per non parlare della composizione di caldi con un eccellente baccalà mantecato, leggerissimo e gustoso, oltre che canocchie bollite, cappe lunghe alla griglia, canestrelli al forno e capasanta cucinata in una salsa emulsionata con prosecco e olio del Garda.

warm starter

warm starter

I piatti parlano da soli, il ristorante è poco più in là della zona storica di produzione del Prosecco DOCG e quindi un perfetto intermezzo anche per gli eno-turisti.

A suggestion: Pinot Bianco of “Muri Gries” winery in north of Italy (Il Pinot bianco della cantina convento Muri Gries in Alto Adige!

(ENG version   —   segue versione ITA)

In Bolzano (Alto Adige region, north of Italy) there is a cellar in a convent where they produce excellent wines . Maybe thanks to the Benedictine phylosophy “ora et labora” or the production area, but these wines can compete with the better known brands in the area.convento-dall-alto

There are not many articles or commercial promotions devoted to these wines maybe because of the austere approach related to their religious nature but the wines are very good in my opinion.

Muri-Gries was born in 1845 when the Benedictine monks expelled from the Swiss monastero of Muri, took accommodation in the monastery of the Gries producing wine too. But only in the XX century the cellar, ops, the convent-cellar, opened starting to sell wine also to German-speaking countries. With these markets, in fact, there has always been a close link so that – in South Tyrol, this region – German is the second language.

With 30 hectares of vineyards today Muri-Gries is a classic manufacturing company where the Abbot Mr. Benno Malfèr is surrounded by valuable collaborators: the person in charge of the vineyards and Walter Bernard the winemaker, Christian Werth, head of the cellar since the eighties, exceptional performer and humble at the same time.convento

About 85% of the production is made of red wines (the indigenous “Lagrein” above all, and then the typical “La Schiava“, Pinot Noir, Moscato Rosa, etc.); Then there are the whites (especially Pinot Bianco, but also the well-known Gewurztraminer, etc.).

Their Pinot Bianco, locally known as “Weissburgunder”, impressed me a lot.
A very pleasant wine, with no complications, fruity and balanced, I drank as aperitif every day during my trip in this region I took last summer.

It has a nice aroma on the nose with hints of yellow fruit and apple in particular, and also notes of white flowers. Its taste is round and balanced, clean and with a pretty long finish.

 

bibliotecca

(versione ITA)

In Alto Adige il Pinot Bianco è uno dei bianchi più diffusi e che si esprime benissimo in zona.

La cantina-convento Muri Gries ne produce uno decisamente da provare e con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Leggi tutto l’articolo qui: http://www.wineverse.it/blog/muri-gries-terlaner-weissburgunder-2013/

O scarica il PDF qui: muri-gries-terlaner-weissburgunder-2013:

Le “buone pratiche” si celebrano a tavola. (in italian)

Sovente la cucina si presta a celebrazioni ufficiali, importanti.

Basti pensare alle serate di Gala di ogni manifestazione o fiera, alle cene di inaugurazione, quelle politiche, consegne di premi, conclusioni di festival e così via: la tavola è celebrazione!

Mi chiedo quanto sia difficile per un evento ufficiale e pubblico scegliere la location e quindi il ristorante, pare che gli chef dei capi di stato si sentano responsabili dell’andamento delle trattative in base al gradimento o meno della cena. Altre volte, invece, forse viene facile: le eccellenze italiane si fondono e fanno sinergia per comunicare i successi di un’Italia che zoppica ma che continua a guardare avanti con tenacia.

Infatti è così che il Professor Francesco Di Carlo, Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte commenta i 30 anni di attività dell’associazione: «E’ un importantissimo traguardo e questo spiega come, con tenacia ed impegno questa realtà associativa continua nel suo percorso di prevenzione rivolto a tutti i cittadini. Spero con il cuore che continueremo ad avere sempre più sostenitori, perché è attraverso la gente e le loro offerte che riusciamo a garantire ogni giorno e gratuitamente le visite di prevenzione che permettono di giungere ad una diagnosi precoce della malattia».

  • COSA/COME

L’associazione, per festeggiare il suo XXX compleanno, organizza una cena… eccellente…

  • PERCHE

per ringraziare i Medici del Comitato Scientifico per il lungo ed impegnativo percorso di prevenzione condotto fino ad oggi e per informarli sui nuovi progetti.

  • QUANDO

Mercoledì 19 Novembre 2014,  alle 20,30.

  • DOVE

presso il G Ristorante Italiano – HCS Group – dell’Hotel AllegroItalia Golden Palace di Torino.

  • CHI
Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte
comunicazione@prevenzionetumori.org
HCS “Haute Cuisine Service Group”, leader in Italia della ristorazione 5 stelle con a capo il Presidente Carlo Samuelli e l’Executive Chef Diego Rigotti, lo Chef stellato più giovane d’Italia, che ho intervistato di recente (leggi l’intervista qui)
il gruppo, composto da professionisti dell’alta ristorazione , è presente in Italia a:
G RISTORANTE ITALIANO – HCS GROUP
Restaurant & Catering, Sales Office