A game to learn about white wines (La caccia al vino intruso di Oppida Aminea)

(ENG version   —   segue versione ITA)

A game to find the intruder wine: such a fun and challenging idea. This is the annual meeting of the winery “Oppida Aminea” belonging to Archipelago Muratori a group that produces some of the well-known Italian wines in each region of origin: the reds in Tuscany, sparkling wine in Franciacorta, sweet wine on Ischia island and whites, ops the … “yellow wines ” -as they used to define them- in Benevento, Campania region – south of Italy.

So this is a communication game invented by the young Michela who, regardless of age, is young for the freshness of her ideas!

historical building

historical building

This time we are in a historic building in the city of Benevento, we are divided into teams and we are ready to taste blindly (i.e.the bottles are covered- read what it means here); there are 4 batteries of white wines from Campania wine region: Falanghina, Fiano, Greco, Coda di Volpe. Each battery consists of 3 wines from 3 different companies, 2 are produced in Benevento area where we are, the other one … is the intruder!
Even if we know the territories and their differences, at the table we are incredulous, we realize the difficulties, despite the help of the various producers Michela has engaged in this edition. I am at the table with some other friends who work in the wine industry and we discuss with light tone despite the need to vote in a couple of occasions.

But we made it! We won, we could not believe it: 4 of 4! Wonderful. The awards are wines of course! An opportunity like few others,it is nice to meet people like that, congratulations to Michela, her wines and the Archipelago Muratori.

 

me and the trophy

me and the trophy

(versione ITA)

Una caccia al tesoro per scovare il vino intruso: quale idea più divertente e stimolante. Semplicemente questo per stare insieme ogni anno con l’azienda beneventana Oppida Aminea dell’Arcipelago Muratori che produce alcuni dei più noti vini italiani ciascuno nella sua regione d’origine: i rossi in Toscana, lo spumante in Franciacorta, il passito a Ischia ed i bianchi, ops… i “gialli” -come usano definirli in azienda- a Benevento in Campania.

Ed è questo ormai il gioco di comunicazione inventato dalla giovane Michela la quale, al di là dell’età, è giovane per la freschezza delle idee!

ready to taste

ready to taste

Quest’anno siamo in un palazzo storico a Benevento, siamo divisi in squadre e siamo pronti a degustare alla cieca (cioè a bottiglie coperte – cos’è una degustazione alla cieca?) 4 batterie di vini bianchi campani: Falanghina, Fiano, Greco, Coda di Volpe. Ciascuna batteria è composta da 3 vini di 3 aziende diverse, 2 sono sanniti uno… è l’intruso!

Al tavolo ci guardiamo increduli, ci rendiamo conto della difficoltà, nonostante gli aiuti dei diversi produttori che Michela ha pensato di coinvolgere in questa edizione. Sono al tavolo con Gianluca De Cicco, Maurizio Allaria, Gianpaolo Schettino e Betty Colella, siamo tutti del settore chi per passione, chi per lavoro (ristorazione, commercio, etc) e ci confrontiamo con tono leggero nonostante la necessità di mettere ai voti la scelta dell’intruso in un paio di occasioni.

Ma ce l’abbiamo fatta! Abbiamo vinto, non potevamo crederci: 4 su 4, che squadra. A dire il vero gli organizzatori ci comunicano con sorpresa che hanno vinto 3 squadre a pari merito e riconosco in una anche una collega, la sommelier Serena De Vita, complimenti anche alle altre 2 squadre.

the producers

the producers

I premi sono i nostri amati vini per cui niente di meglio.

Un’occasione come poche, che bello incontrare persone così, complimenti a Michela e all’Arcipelago Muratori e i loro ottimi vini.

Is it possibile to find sparkling wine in southern Italy? (L’azienda pugliese che produce solo Spumante Metodo Classico)

(ENG version   —   segue versione ITA)

How many know that a company in Puglia region – south of Italy (the heel of the boots, to be more effective), produces exclusively Spumante Metodo Classico (method of second fermentation in the bottle)? And not even from yesterday morning basing on the fact that nowadays the so-called “bubbles” live a very positive trend also thanks the communication which is promoting the consume of sparkling wines even daily. “d’Araprì” winery produces ONLY Spumante Metodo Classico (in San Severo city) since 30 years ago, more specifically since the 1979 when 3 friends, whose union of their surnames named the company too, they decide to challenge the beliefs and produce sparkling wine in the southern area. It is not just a way to complete the lines then!

It is unusual as the most important production of sparkling wine in Italy are concentrated in the north: Franciacorta (read some curiosities here), Prosecco, Trento DOC like the famous “Ferrari” brand; in the south of Italy this kind of produciotn is less diffused, except some wineries, the others are, lately, producing some sparkling wines to diversify and experimenting, with good results in some cases but with a long way to be driven still.

d'Araprì winery with its sparkling wine "Riserva Nobile"

This case is different, it is original.

The protection of the surrounding mountains prevent freezing, ventilation ensures health, rich soil composition and the day-night temperature fluctuations determine a perfect ripening of the grapes. These are all territorial elements that convinced Girolamo D’Amico, Louis Rapini and Ulrico Priore to believe and to combine their passion for jazz with the one for wine.

Bombino Bianco (a typical white grape from Puglia);

  • Pinot Noir, red grapes well known in the world of bubble;

These are the 2 main varieties chosen for their wines processed and stored in underground tunnels dating back to the 1700 century, those caves stretch for about 1000 meters and are easily accessible because they are situated in the historical center of the city.

The line is composed by the 2 classic ‘Brut’ Spumante, white and rosé, by the ‘Pas-Dose’, the driest one of the range; then by “Riserva Nobile”, single-vintage made only of white grapes, the “Gran Cuvée” for lovers, aged and complex; finally, “Dama Forestiera” producted only in Magnum and aged for at least 5 years, the gem of the winery.

This summer, I have had the pleasure to taste the 2 classic ‘Brut’ ones: the white with hints of yeast and soft citrus notes, medium complexity, good as aperitif and hot summer days; the pink one, with slightly fruity notes. I was intrigued and also by the pride of the owners!

A nice surprise to share, an interesting and historical tour, a great curiosity that challenge local belief.

the winery, the stairs

 

(versione ITA)

Quanti sanno che un’azienda pugliese, a sud Italia, produce solo ed esclusivamente Spumante Metodo Classico (metodo della rifermentazione in bottiglia)? Ma non da oggi, era in cui le cosiddette “bollicine” vivono un trend più che positivo e si sta lavorando tanto sulla comunicazione di un prodotto da tutto pasto e non solo aperitivo o peggio ancora da dessert (a meno che non sia della tipologia ‘dolce’).

“d’Arapri” produce SOLO Spumante Metodo Classico a San Severo (provincia di Foggia) in Puglia e lo fa da 30 anni, esattamente dal 1979 quando 3 amici, la cui unione -anche dei cognomi- ha dato .. nome all’azienda (mi scuso per la ripetizione), decidono di sfidare le convinzioni e produrre in zona -meridionale- spumante! Non è, quindi, un completamento di gamma o una diversificazione! Mi spiego meglio: la produzione di bollicine di qualità è concentrata al Nord, basti pensare al Franciacorta in Lombardia (leggi qualche curiosità qui), al Prosecco del nord-est italiano e a Trento DOC con la nota azienda Ferrari, per dirne una. Il Sud, tranne alcune eccezioni, ha iniziato da poco a produrre bollicine spesso per completare la gamma, con risultati interessanti in molti casi ma anche con tanta strada da fare ancora avendo altre eccellenze ben note anche all’estero.

the building

 

Il caso d’Arapri è diverso. La protezione dei monti circostanti che impediscono gelate, la ventilazione che previene le muffe e quindi garantisce sanità, la ricca composizione del terreno e le escursioni termiche giorno-notte che determinano una perfetta maturazione delle uve. Ecco gli elementi territoriali che hanno convinto Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore a crederci e ad abbinare alla passione per il jazz quella per il vino.

 

  • Bombino Bianco, tipica uva bianca pugliese;
  • Pinot Nero, uva rossa ben nota nel mondo delle bollicine;

Queste sono le 2 varietà principali prescelte per i vini lavorati e custoditi in gallerie sotterranee risalenti al 1700. I sotterranei si estendono per circa 1000 metri e sono facilmente raggiungibili perché situati nel centro storico della città.

La linea è composta dal Brut più classico, sia bianco sia rosato, dal Pas-Dose, il più secco della gamma; poi dalla “Riserva Nobile”, millesimato e di sole uve bianche, la “Gran Cuvée” per gli appassionati: invecchiato e complesso; infine la “Dama Forestiera” prodotto solo in Magnum e affinato per almeno 5 anni, la chicca aziendale. cantina

Ho degustato questa estate i 2 Brut classici, il bianco con note di lieviti e agrumi, di media complessità per aperitivi e calde giornate estive; il rosato con note leggermente fruttate. Sono rimasta colpita anche dall’orgoglio dei titolari!

Una bella sorpresa da condividere, un tour interessante, una grossa curiosità che sfida le convinzioni territoriali.

 

 

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What really is a blind tasting? (Il fascino della degustazione alla cieca: capiamoci di più)

(ENG version   —   segue versione ITA)

What does blind tasting mean and which role it assumes for experts and those who work in the wine industry?

bagged bottle

covered bottle

A blind tasting, for the less experienced, means to taste wine from bagged bottles (covered) so you do not have any information about the producer in particular and therefore the design of the label. It is the practice used throughout the world for the most important competitions: judges assess the quality of the wine without being affected by the name of the winery, price or whatever. The judges are generally provided with informative sheets including info depending on the competition: alcohol, grapes, production area, in some cases, price range, and so on.

The experts would probably agree when I say that I personally find that the blind tasting has a crucial value and that the conditioning exists: one can approach a wine tasting with the best of intentions but somehow the visual impact of packaging as well as the name of the producer can certainly influence us in positive or negative. Exactly what should not happen in a contest! The blind tasting allows you to measure yourself, measure your beliefs and often holds surprises or confirmations!

But what’s the opinion of some other wine experts with different backgrounds?

Giacomo Manzo, Winemaker responsible at the Regional wine and oil Institute in the region of Sicily (south of Italy), confess to be extremist, according to him wine experts should not be even told the production area in order to freely identify the real characteristics of the wine resulting from the terroir. Giacomo believes that blind tasting is a fundamental training but which requires an excellent knowledge of the territories.

Alberto Lupini, director of the populat italian magazine “Italia a tavola” (meaning: Italy at the Table) claims “generally I prefer the competitions which foreseen monovarietals tastings because they allow to investigate more upon technical nuances”

Finally, Maurizio Valeriani, journalist, lecturer at the national wine association ONAV, clearly states “for me blind tastings are almost a religion, I wrap the bottle myself at home, leave them somewhere and make blind tasting even alone; it is not necessarily the best method, but certainly the most honest one”.

See you soon with the next curiosities at Chiara’s Food & wine discovery!

wine info

wine info

 

(versione ITA)

Fare una degustazione alla cieca, per i meno esperti, significa degustare dei vini da bottiglie coperte in modo da non avere alcuna informazione in particolare riguardo il produttore e di conseguenza la grafica dell’etichetta. È la pratica utilizzata in tutto il mondo per i concorsi più importanti.

Ma che ruolo assume per gli esperti e coloro che per lavoro la praticano con molta frequenza.

Leggi tutto l’articolo qui: http://www.wineverse.it/blog/fascino-degustazione-cieca-capiamoci/

oppure scarica il PDF qui: Degustazione alla cieca -pdf da wlog

 

 

 

Women in the wine business (La prima edizione del premio alle donne del vino in campania “Erminia Di Meo”)

(ENG version   —   segue versione ITA)

‘Women in the the wine world’ is a recurring theme, especially in Italy. But, yesterday (sept the 11th) at the first edition of the competition “Pink Companies for Erminia Di Meo” has been special! Erminia Di Meo (who died in 2012), has been one of the first women in the wine business in Campania wine region; she worked to create value and not only wine. And this is the theme that emerged last night along with with the success of “pink”: women are now numerous as enologist, agronomist and also sommelier. Yesterday there were so many who all agreed about the fact that the competition, in this case, has been just an excuse, the has been to promote a territory, do synergy and remember Erminia and her example.

milena pepe one of the winners

milena pepe one of the winners

By the way, we are in Campania (the region of Napoli), and more specifically in the renowed wine area in the distric of Avellino city where, among the others, the whites Fiano di Avellino, Greco di Tufo and the reds Aglianico and Taurasi are now products of excellence on a global scale.

But only 2 categories had been foreseen to enter the competition: the white Fiano and the red Taurasi; producers could choose whether to participate in one or both categories. Please find here the winners, anyway:

 

 

 

  • “Taurasi” Category: Milena Pepe of “Tenuta Cavalier Pepe” winery with her “Opera mia”
  • “Fiano di Avellino” Category: Laura Di Marzio for “Quintodecimo” winery with their “Exultet”
  • Category “best combination Fiano + Taurasi”: Milena Pepe again

They both are well-known companies here in Italy and on the international wine scene I can state with determination, this is because of the quality they guarantee year by year, for the elegance of their wines, the research work, to be ambassadors of values! I love both companies -if still not clear- and I will write in more details about each one soon.

The women have been awarded by a local artist Maria Rachele Branca with her very nice creations.

the congress

the congress

Luciano Pignataro, notorious wine&food journalist, ended the event saying that maybe we miss more women who can tell about wine, women who write about wine are still few… here is my contributions!

 

(versione ITA)

Le donne del vino, un tema ricorrente. Ma così come trattato nella I edizione del concorso “Imprese in rosa – Erminia Di Meo” ha un non so che di speciale! Erminia e Di Meo (scomparsa nel 2012 – leggi un articolo qui), è stata punto di riferimento, una delle prime donne del vino in Campania la quale senza volerlo “creava valore” e non si limitava a produrre un bene. E’ questo il tema emerso ieri sera (11 Settembre 2014) insieme al successo del… “rosa”: le donne sono ormai numerose, enologhe, agronome, sommelier e ieri ce ne erano tante tutte d’accordo però: il concorso in questo caso non è prioritario, l’obiettivo è un altro, è promuovere un territorio, è fare sinergia, è ricordare Erminia e continuare i suoi progetti su questa terra e per questa terra eccezionale.

quintodecimo, one of the winners

quintodecimo, one of the winners

Siamo in Campania, nella provincia di Avellino dove, tra gli altri, i bianchi Fiano di Avellino, Greco di Tufo e i rossi Aglianico e Taurasi sono ormai prodotti di eccellenza su scala mondiale.

Ma sono solo 2 le categorie con le quali partecipare al concorso: Fiano e Taurasi, le donne produttrici potevano scegliere se partecipare con un solo vino o con entrambi e per curiosità ecco le vincitrici:

  • Categoria Taurasi: Milena Pepe – tenuta Cavalier Pepe con il suo “Opera mia”
  • Categoria Fiano di Avellino: Laura Di Marzio per Quintodecimo con il loro “Exultet”
  • categoria MIgliore combinazione Fiano+taurasi: ancora Milena Pepe

Si tratta di aziende ben note nel panorama vitivinicolo locale ed internazionale affermo con decisione, per la costanza nel tempo, per l’eleganza dei vini, per il lavoro di ricerca continuo, per essere ambasciatrici di valore! Amo entrambe le aziende se ancora non fosse chiaro e scriverò più approfonditamente di entrambe a breve per fare emergere il diverso carattere di ciascuna.

Le vincitrici sono state omaggiate di un’opera di maria Rachele Branca, nota artista locale!

Luciano Pignataro, noto giornalista enogastronomico di origine campane, conclude dicendo che forse l’unico campo in cui le donne sono ancora poche è quello giornalistico, allora… ecco il mio contributo.

the wines

some of the wines

 

Food you cannot pair with wine (il cibo che non puoi abbinare al vino)

(ENG version   —   segue versione ITA)

If you love eating raw fish with an aged red, do it! The taste is subjective and everyone should be free to eat what he/she likes and make the combinations he/she prefers.

artichoke (carciofo)

artichoke (carciofo)

It ‘s true, however, that there are criteria which help in food and wine pairings so that the aromas of the wine does not prevail over food’s one and vice-versa. And there are some foods really difficult to match with wine.

Here are some examples:

 

  • Chocolate: maybe you could try with certain kinds of very aged reds, with toasty and spicy notes or, better,  liqueur reds like Porto;
  • Liqueur Cakes: the presence of liquor makes difficult the combination of any wine;
  • Artichokes: especially if raw, because they make the wine sweet or metallic;
  • Fennel: because of their aromatic persistence with which the wine is not always able to compete;
  • Spices and chilli then: they “burn the palate“, you can hazard a wine with high acidity and low in alcohol;
  • Food with vinegar: vinegar ‘s aroma does not fit easily with wine.
spices (spezie)

spices (spezie)

(versione ITA)

Se ami mangiare il pesce crudo con un rosso invecchiato, fallo! Il gusto è soggettivo e ciascuno deve essere libero di mangiare ciò che preferisce e con gli abbinamenti che preferisce.

E’ vero, tuttavia, che esistono dei criteri che aiutano negli abbinamenti cibo-vino affinché gli aromi del vino non prevalgano -coprendo o distorcendo- quelli del cibo e viceversa. Ed esistono alcuni cibi spesso oggetto di discussioni, davvero difficili da abbinare al vino.

chocolate

chocolate

Ecco alcuni esempi:

  • Cioccolato: forse si potrebbe tentare con qualche rosso molto invecchiato con note tostate e speziate o, meglio, un rosso liquoroso tipo Porto;
  • Torte liquorose: la presenza di liquore rende difficile l’abbinamento di qualsiasi vino;
  • Carciofi: soprattutto se crudi perché rendono il vino metallico oppure dolciastro;
  • Finocchi: data la persistenza aromatica con cui quella del vino non sempre riesce a competere;
  • Spezie e quindi peperoncino: questi “bruciano il palato”, si possono azzardare vini con un’alta acidità e comunque poco alcolici
  • Cibi Acetosi: l’aceto non si accorda facilmente col vino

Ca’ del Bosco winery and its top wine: Annamaria Clementi (il top di gamma di Ca’ del Bosco)

(ENG version   —   segue versione ITA)

I do not think I need to write again about quality of a wine like that.  Or maybe, while tasting, we should forget about big names and big bottles, because, as we know, the wine lives, the vineyard is subject to weather conditions and the level of production and quality may change. Even if, it is also true that the producer can guarantee for us.

As promised in a previous article about Ca’ del Bosco, one of the most notorious Italian producer of sparkling wine in Franciacorta (Lombardia region, north of Italy) , where I wrote about some curiosities (read the article here) I would write, now, about their top wine, directly.

annamaria clementi, the tasting at ca' del bosco

annamaria clementi, the tasting at ca’ del bosco

The cuvée “Annamaria Clementi” is a Franciacorta Riserva, I tasted the latest vintage available, the 2005 one (55% Chardonnay, 25% Pinot Blanc, Pinot Noir 20%). Yes, I confirm, bubble 8 years old that debunks the myth that sparkling wines are made to be drunk young only. It remains true, the effervescence would be lost otherwise, we do not want to get super technical, but- in some cases- following a certain kind of production, basing on the moment in which disgorgement happens, the eventual use of wood for the aging for instance, and so on, it is possible to produce bottles which express themselves after a while. And this is a perfect example, in fact, the company continues to make vertical tastings starting from the vintage 1979 (first year of production) with enormous satisfaction.

At the sight the liquid has a strong yellow tonality showing a certain age somehow. The nose has light notes of yeast, toast and a hint of citrus but pushed to the grapefruit mixed with jam and candied fruit even better. Explodes on the palate: balanced, harmonious, evolves in the glass becoming softer, there are not excesses. The back is long, nice flavor of caramelized fruits and leaves your mouth fresh and clean.

Annamaria Clementi, the mother of Maurizio Zanella (founder of Ca’ del Bosco) has certainly been honored in the best way.

(versione ITA)

Non credo ci sia bisogno di ripetere la qualità di un vino del genere. O forse si? O forse non va bene dimenticarsi dei grandi nomi e delle grandi bottiglie, anche perché, come sappiamo, il vino vive, la vigna è soggetta alle condizioni climatiche e il livello produttivo e qualitativo può cambiare così come, in alcuni casi, lo stile dell’azienda produttrice che -ad ogni modo- è garanzia di anno in anno, ecco perchè molte aziende in annate cattiva tralasciano alcuni prodotti o intere linee/varietà.

ca' del bosco, the show room

ca’ del bosco, the show room

E allora mi lancio con orgoglio nella descrizione del vino top dell’azienda Ca’ del Bosco, una delle più note in Franciacorta per le sue bollicine di qualità prodotte dal 1969. Dopo aver parlato di altri aspetti più curiosi dell’azienda (leggi l’articolo qui) mi fermerei, oggi, al vino, al prodotto finale, ciò che a molti interessa maggiormente senza perdersi in chiacchiere.

La cuvée “Annamaria Clementi” è un Franciacorta Riserva, io ho degustato l’ultima disponibile, l’annata 2005. Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%. Si, confermo, una bollicina di circa 8 anni che sfata il mito secondo cui questi sono prodotti da bere giovani. Resta tutto vero in linea di principio, l’effervescenza si perderebbe diversamente, non ci vogliono dei super tecnici per arrivarci ma in alcuni casi, seguendo una certa modalità di produzione, in base al momento in cui a quando avviene la sboccatura, all’uso del legno e ancora altro, è possibile produrre bottiglie che si esprimono meglio dopo un po’. E questo è un esempio perfetto, anzi, l’azienda continua a fare verticali a partire dall’annata 1979 (primo anno di produzione) con enormi soddisfazioni.

Alla vista il liquido ha colori di tonalità leggermente più cariche data l’età chiaramente. Al naso ha note leggere di lieviti, tostatura ed una nota agrumata ma spinta verso il pompelmo mista a confettura e ancora meglio frutti canditi. In bocca esplode: bilanciato, armonioso, evolve nel bicchiere divenendo sempre più morbido, non ci sono eccessi ed è vivace. Il retro è lungo, piacevole, con note di frutti caramellati e lascia la bocca fresca e pulita senza alcun rimando all’amarostico.

Annamaria Clementi, madre di Zanella Maurizio (fondatore di Ca del Bosco il quale ha trasformato “una casa in un bosco di castagni in una delle più moderne e avanzate cantine”, recita il sito stesso) è stata certamente onorata nel migliore dei modi.

The power of walnuts! (Il potere delle noci)

(ENG version   —   segue versione ITA)

I love dried fruits and its great in salads.
Moreover they have wonderful nutrition properties: walnuts contain phosphorus, calcium, iron and potassium,they are rich in zinc; and this is why walnuts are particularly suited to a vegetarian diet.
They contain oily and consequently are rich in nutrients; so, their calorific value is high, consider that every 100 grams of walnuts provides about 580 kilocalories. Among the vitamins are A, B1, B6, F, C, and D; Finally, walnuts are very rich in fatty acids that help fight cholesterol, better known as “bad” cholesterol.

 

walnuts

(Versione ITA)

Ecco, l’ho sempre detto di aggiungere noci e frutta secca in genere all’insalata, dona un tocco di gusto e… di salute.

ricche di vitamine, nutrienti e indicate per combattere il cosiddetto “colesterolo cattivo”, ecco perché consigliate in diete vegetariane.

Qualche altro dettaglio è sul blog dello chef Dormicchi sempre pieno di curiosità: http://www.trigliadibosco.it/2014/06/noci/

 

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How big companies maintain high quality in spite of the numbers (Ca del Bosco case history) ((Ca’ del Bosco: come le grandi aziende mantengono alta la qualità dei prodotti nonostante i numeri!)

(ENG version   — segue versione ITA)

I use to write about small excellence but also large companies. I like to find small producers, the little-known wines with enormous potential but I never forget those which have made the history, the big companies that have carried the name of their country around the world, those which have recovered native varieties and without which the small ones could not exist in many cases. (read something here)

And I know to raise quite a mess proposing a long-standing topic of discussion: can the great companies, the ones which produce million(s) of bottles, to produce a great wine? Lots of experts wonder how does big wineries handle the control over their own land and on every single bottle?
Once, during one of my tours, a well-known character of the wine world whispered to me, “Piero Antinori will probably need the GPS to go around his estates” but there are no rare examples of big names (with large numbers) known for the quality of their products, is that possible?

Last but not least the renowned company of Franciacorta wine area (in Lombardia, north of Italy) “Ca ‘del Bosco”. It has been a protagonist of one of the challenges of “The Apprentice” talent show where a famous business man (the italian F. Briatore) was looking for a potential collaborator. Ca’ del Bosco is shown with all its charm from the gate that introduce yourself in a fairytale kept.

the interactive map at ca' del bosco

the interactive map at ca’ del bosco

There are art works in the garden and a Japanese garden where you can really feel in another dimension. Then, entering the gate, an interactive map welcome you allowing – without GPS! – to identify the areas of production by clicking a button that light the different areas. (see pic)

And the tour can only start from here with the hospitality manager, very professional and welcoming. The tour continues smoothly as the route is actually driven by signs on the path (see pic below): you cannot miss it. And so on going through the ​​production, refining, secondary fermentation areas, with all the attention that a company like that puts in the smallest details: see for example the color change lights as you move from top to bottom and temperature level changes according to the needs … of … it, his majesty … the “wine”, the protagonist of my stories, our evenings and our events since Bacchus’ time!

But I have not forgotten to answer the question suggested by the title and then, instead of individually reviewing the good wines of the company (there are great sommelier who have done it in every detail), I like to do a couple of examples to answer the question. Large numbers also means more investments that will (probably) help the fateful control. Ca’ del Bosco renowned company of Italian bubbles of Franciacorta (one of the most important italian areas of production for sparkling wine – read more about franciacorta here) is keen to stress that our regulation is undoubtedly more rigid than that of Champagne (critics, sauced). From their vineyards they produce sparkling wines but also white and red wines but the most of the production is dedicated to their flagship: “Cuvée Prestige”, their so-called “basic” franciacorta (75% Chardonnay, 10% Pinot Blanc, Pinot Noir 15%) in an elegant bottle.

cuvee prestige, the bottle

cuvee prestige, the bottle

Well, they are the ones with the largest vat in Franciacorta (about 3000 Hl) used just for the Cuvée Prestige; the calculation is simple with 2 rounds they produce the entire quantity of the product and this allows not to have differences of production in individual bottles (the ones we would have producing the wines in several different vat or barrels and so on). They also tell me to be among the few wineries which have a machine for washing the grapes.

There is another forethought, Ca’ del Bosco is one of the few companies that produces magnum bottles from the outset. I mean, the second fermentation takes place already in the 1.5-liter bottle (the Magnum which is the double the classic bottle of 0.75).

Stay tunned and I will review their top wine soon!

 

(versione ITA)

 

Ho scritto di piccole eccellenze ma anche di grandi aziende produttrici. Mi piace scoprire i piccoli produttori appassionati, i vini poco conosciuti con enormi potenzialità ma senza mai dimenticare coloro che hanno fatto la storia, le grandi aziende che hanno portato il nome del proprio paese in giro per il mondo, quelle che hanno recuperato varietà autoctone e senza le quali i piccoli non potrebbero sopravvivere in molti casi (leggi un articolo a tal riguardo qui).

E so di sollevare un bel trambusto nel proporre un annoso argomento di discussione: può, la grande azienda, quella da milioni di bottiglie, produrre un grande vino? Molti appassionati si chiedono come fa la grande azienda ad avere un controllo sui propri terreni e su ogni singola bottiglia?

una delle aree si illumina di rosso al passaggio

una delle aree si illumina di rosso al passaggio

Una volta, durante uno dei miei tour, un noto personaggio del vino mi disse “Piero Antinori avrà probabilmente bisogno del GPS per recarsi nelle sue tenute” ma non sono affatto rari gli esempi di grandi nomi (che fanno grandi numeri) noti per la qualità dei propri prodotti.

Non ultimo la rinomata azienda di Franciacorta “Ca’ del Bosco”. Questa è protagonista di una delle sfide di Briatore “The Apprentice” il quale, su Sky, cerca un potenziale collaboratore. In questa puntata, dunque, Ca’ del Bosco si mostra con tutto il suo fascino a partire dal cancello che ti introduce in una tenuta da favola.

Nel giardino alcune opere ed un giardino giapponese dove ci si sente realmente in un’altra dimensione. Ed entrando una mappa interattiva che -senza GPS!- consente di individuare le zone di produzione cliccando un pulsante che determinerà l’illuminazione delle diverse aree. (vedi foto, sopra)

Ed il tour non può che iniziare da qui con la responsabile ospitalità affabile e disponibile. Il tour prosegue senza intoppi dato che il percorso è realmente guidato da segnaletica su strada (vedi foto): non potete perdervi. e da lì la zona di produzione, affinamento, seconda fermentazione e così via con tutte le accortezze che un’azienda del genere ripone nei minimi dettagli: vedi ad esempio il cambio di colore luci man mano che ci si sposta dall’alto verso il basso e il livello di temperatura cambia in base alle esigenze… di… lui, sua maestà… il “vino” protagonista delle mie storie, delle nostre serate dai tempi di Bacco!

the path, il percorso in azienda

the path, il percorso in azienda

Ma no, non ho dimenticato di rispondere alla questione posta già in partenza dal titolo e allora invece che recensire singolarmente tutti gli ottimi vini dell’azienda (ci sono fior fiore di sommelier che lo hanno fatto nei minimi dettagli) mi piace fare un paio di esempi per rispondere alla questione in gioco. 2 semplici elementi perché grandi numeri significa anche maggiori investimenti, quello che probabilmente aiutano al fatidico controllo. Ca’ del Bosco rinomata azienda di bollicine italiane della Franciacorta (in provincia di Brescia, in Lombardia-leggi un articolo più dettagliato qui) produce non solo spumanti ma anche vini bianchi e rossi e tiene a sottolineare che il nostro disciplinare è senza dubbio più rigido di quello dello Champagne (critici, scatenatevi). Questi vigneti sono dedicati, per grandissima parte alla produzione del loro cavallo di battaglia: la Cuvée Prestige, Franciacorta cosiddetto “base” (Chardonnay 75%, Pinot Bianco 10%, Pinot nero 15%) in elegante bottiglia. Ebbene, sono loro a mostrarmi il tino più grande della franciacorta usato proprio per la Cuvée Prestige; il calcolo è semplice con 2 tornate producono l’intera quantità di prodotto e questo consente di non avere differenze di produzione nelle singole bottiglie. Mi comunicano anche di essere tra i pochissimi ad avere un macchinario per il lavaggio delle uve.

Ce ne è un’altra di accortezza, Ca’ del Bosco è tra le pochissime aziende che produce le bottiglie magnum sin dall’inizio. Intendo dire che la rifermentazione avviene già nella bottiglia da 1,5 l (la Magnum appunto, il doppio della bottiglia classica da 0,75) e sappiamo bene che il risultato in bottiglie più grandi è superiore.

One night, by chance … a Falanghina who has waited for us since the 2007!   (Una sera, per caso… una Falanghina che ci ha atteso dal 2007!)

(ENG version   —   segue versione ITA)

Maybe it’s the fate, but in recent months the hot topic of the aged white wines came often back to me… and I am glad to take it as I have also planned another nice story about Terlan winery based in Alto Adige region (north east of Italy where I have been lately), and their aged whites! (read some old articles here)
In this short post I’m going to write about  a famous winery based in Campania region (south of Italy) “Feudi di San Gregorio “ known for their mini labels to be square or dot but especially for their good wines! And by pure chance, last night with some friends of mine, we ended up with a ‘Falanghina 2007’ (white local variety).

Feudi di San Gregorio winery and their white Falanghina 2007

Feudi di San Gregorio winery and their white Falanghina 2007

This is the basis version of their product (and not the Cru one), I like to emphasize it: a wine that does not fermeted or aged in wood at all, thought to be drunk within 2/3 years! It is a DOC anyway.
I have been surprised I have to say, no form of oxidation, still quite a character and so many aromas. The color is -of course- intense, golden; the nose offers a nice range of aromatic notes: toasted hazelnuts, honey, dried fruit. In the mouth the wine is enveloping, full and really smooth, fresh yellow fruits give up to leave space to toasted notes, and also notes of honey again and continues to evolve in the glass to show up even hints of tobacco in the second round.
A nice surprise for a such a variety not often aged for long periods and generally thought as aperitif thanks to its natural freshness and the vibrant acidity!
Those experiments are always welcome!

 

(versione ITA)

A volte sarà il destino ma in questi mesi mi si ripropone il tema caldo dei bianchi da invecchiamento.. e io lo colgo molto volentieri anzi, ho in serbo un altro bel pezzo di una cantina, la note “Terlan” altoatesina che ci ha puntato molto! (leggi un vecchio post qui )

In questo breve post, invece, mi riferisco ad una nota cantina campana “Feudi di San Gregorio”: nota per le mini etichette da quadratino o bollino ma soprattutto per i buoni vini. E per una pura casualità, ieri sera, tra amici, ci si è ritrovati con una Falanghina dei Feudi (come si dice spesso in gergo) del 2007. Si tratta del loro prodotto base, ci tengo a sottolinearlo, un vino che non fa legno né per fermentazione né per maturazione; DOC e del Sannio, area di produzione della provincia di Benevento particolarmente vocata a tale varietà.

Feudi di San Gregorio "falanghina 2007", the bottle

Feudi di San Gregorio “falanghina 2007″, the bottle

Sono rimasta sorpresa devo dire: nessuna forma di ossidazione, ancora un bel carattere e tanti profumi. Il colore è naturalmente carico, dorato e al naso offre un bel ventaglio di note aromatiche: nocciola tostata, miele, frutta secca. In bocca il vino è avvolgente, pieno, morbido, i frutti gialli freschi lasciano spazio alla tostatura, a note di miele e continua ad evolvere nel bicchiere fino a mostrare -in seconda battuta- note di tabacco addirittura.

Una bella sorpresa, si tratta di un vino da bere nei primi 2/3 anni dall’imbottigliamento, ma qui ne erano passati 7!

Benvenuti questi esperimenti, sempre.

Alla prossima!

Do you like Italian food? Look for Eataly shop (Si scrive “Eataly” si legge “Italy”)

 (ENG version   —   segue versione ITA)

You write “Eataly” you read “Italy”. This is the most popular food&wine chain spread all over the world where you can find the best Italian products. An original name for a simple purpose: the promotion of Italian excellence: wine, cheeses including fresh mozzarella, cappuccino, fruits, vegetables, bread, biscuits, olive oil, cereals, pasta, birra and so on.bread at eataly

Torino and Milano in the north of Italy, Roma, Firenze, Bologna and also Bari in the south of Italy; but even New York, Chicago, Japan, Istanbul. Several locations for a chain which is not a chain “but a family” as they declare themselves. Each location includes of course the shop, the Cafè to have Italian breakfast, sometimes a restaurant or something similar. The nice thing is that going around the shop you can see tables where you can sit and order some of the most typical local products. Recently I had the pleasure to have lunch in the “shop” of Torino where I ordered “Ravioli del Plin” (the typical home-made pasta in Piedmont filled with meat and vegetables): delicious; even the “Cola” is local (they do not sell the classical brand Coca-Cola but their ‘Cola’ along with Gazzosa and orange drink, all produced by the company Lurisia). And while I was eating, people were shopping around choosing among the wide ranges of fruit juices, spices, ice cream and chocolate bars, fresh fish and meat, wines or even beauty products and accessories to cook or to preserve your products at home. So you can chat to each other and an American girl asked me about “Ravioli” I was having and I was happy to tour her around suggesting my favorite products: fruit and vegetable juices, a great sparkling wine produces in Piedmont and a very good brand of pasta produced in Gragnano: the homeland of pasta in Italy (in Campania).

Eataly has been founded in the 2003 by Oscar Farinetti who still owns 60% of the company, the first shop has been opened in Torino but today the biggest is the one located in Rome. Some smaller shops are available abroad and 2 restaurants are even on board of MSC cruises line.eataly the shop in NYC

It represents a great attraction for Italians and even tourists who visit Italy each year and it is a great  opportunity to try the best Italian products abroad. In New York, Eataly is gaining an exceptional success: you can make a reservation to have dinner at the restaurant or you can stop to have a real Italian coffee feeling like in a “Bar” in Italy; you can stop after dinner to have a great ice-cream too and while waiting for your turn, of course, you can buy something to bring home!

They also sell “recipe packages”: all you need to make your own Italian recipe at home, what about “spaghetti alla puttanesca tonite?” (spaghetti with tomatoes, capers, olives and anchovies).

Last summer I have been at Eataly in New York where I had dinner at “Birreria” (the Brewery). At Birreria they refer to Dante Alighieri “Divina Commedia” so at the entrance you find a big sign: “Dante put Gluttonous in the 3rd circle of hell; we put them in the rooftop, in Heaven!” and this is why I had my Italian beer at the 15th floor of the building where, on each step of the stairs, sentences of “Inferno” (one of the 3 works which compose “Divina Commedia” by Alighieri) has been reproduced.divina commedia on the stair -eataly NYC

Each shop has different corner: pasta, pizza, cheese, prosciutto, desserts, the colored vegetables, jams and sauces to dress your plates as you like. In a few words: you can learn about Italian meal going over stereotypes: we do not only eat pasta! What I like more at Eataly is the atmosphere: you feel like at home, it is informal with just one simple target which can be fascinated: everybody!

This is why many places in Italy are following the same style. In January 2014 in Napoli a great pole has been opened: “Eccellenza Campane”, each corner is communicated by original slogan to make fun about Napoli and the food you are going to eat. Here you can find all the typical products of Napoli including pizza, bread, pasta and baba’ the typical napolitan dessert with rhum.

So jump in and have a real Italian taste also because rumors says that in the 2016 Eataly will be opened in Los Angeles too!

gluttonous at eataly

(versione ITA)

E’ una questione di cibo, vino. E’ una questione di eccellenza e made in italy..

Si tratta della catena wine&food tra le più popolari al mondo ormai, un nome originale per un semplice scopo: la promozione dell’eccellenza italiana finalmente alla portata di tutti come ho letto in qualche altro articolo.

Leggi l’intero articolo qui.

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